Visualizzazione post con etichetta children. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta children. Mostra tutti i post

3 luglio 2010

MAPPA ANALITICA - ANALISI DELL'ESISTENTE >> FEMMINICIDE

“Voglio uno sciopero dove incontrarci tutti. Uno sciopero di braccia, di gambe, di capelli, uno sciopero che nasca in ogni corpo. Voglio uno sciopero di operai, di colombe, di autisti, di fiori, di tecnici, di bambini, di medici, di donne.
Voglio un grande sciopero, che arrivi sino all'amore. Uno sciopero dove si fermi tutto, l'orologio, le fabbriche, lo stabilimento, le scuole, l'autobus, gli ospedali, la strada, i porti.
Uno sciopero di occhi, di mani, di baci.
Un grande sciopero dove non sia permesso respirare, uno sciopero dove nasca il silenzio per ascoltare i passi del tiranno che si allontana".
Huelga, poesia di Gioconda Belli, scritta a Citta' del Messico nel 1976 e pubblicata nella raccolta Linea del fuego nel 1978.



MAPPA >> PRIMA PARTE:
1. Tammy Vitale. Chalkboard paint torsos
2. Visual Voices: the Freedom of Expression
3. Human rights violation
4. Artists United Against FGM. Maria Lobez, necklace
5. Against Violence to Women. The famous Guerrilla Girls Print

6. Barbies Mummified, autore a me ignoto
7. a me ignoto
8. W.U.R.S.T. Wild Urban Rebel Sausage Trophy, Christina Berger
9. “Casa dolce casa”, Barbara Pelizzon, Ad Federica Gallo
10. Untitled, Cuban artist José Gómez Fresquet (Frémez), poster, circa 1970. Silkscreen on paper.
11. Dirty Market Theatre, autore a me ignoto

12. Untitled, Andy Armstrong
13. Untitled, Nan Goldin
 
14. Campagna Women's Aid, Christina Sherlock, Irlanda
15. To commemorate World AIDS day the Cape Argus used their page numbers on the top of every page of the newspaper, to educate the public about AIDS. All the statistics were collected from UNICEF and the South African Department of Health
16. Campagna di ambient marketing di denuncia della violenza domestica. Davanti ad alcune porte gli abitanti si sono trovati questo tappeto. Germania
17. It’s time you spoke, against domestic abuse, City of Hope, Dubai
18. Donne sull’orlo di una crisi di..., 8 Marzo 2009. Storie di donne (ispirato al gioco da tavolo “Indovina Chi?” lanciato negli anni ottanta dall'azienda statunitense MB)
19. Every hour a woman is abused, Gabriela National Women's Organization. Clock given to offices and public building to help stop this disturbing trend

MAPPA >> SECONDA PARTE:
20. Domestic Violence, Aware HelpLine
21. Non offrire la dote, campagna contro la dote in India, The Sisterhood Collective
22. Stop Slavery, www.stop-trafficking.ch
23. Against Sexual Violence, http://www.homeoffice.gov.uk/
24. In a corner: domestic violence, BaF
25. Domestic violence hurts everyone, http://filipspagnoli.wordpress.com/
26. Celebrate International Women’s Rights Month, Philippine Daily Inquirer
27. Women protesting against human rights violations. Good50x70 /// 2009. Anatoliy Omelchenko & Nataliia Lyzenko, USA
28. Partner’s violence in Japan, Amnesty International
29. Domestic Violence, a me ignoto
30. Tu boca, fundamental contra los fundamentalismos, Articulación Feminista MarcosuR
31. Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne, Oliviero Toscani per Telefono Donna
32. Violéncia doméstica, APAV (Apoio à Vìtima)

33. African woman is the pillar of her community, Joly Melanie
34. Dominancy of man, Demet Atınç & Elvin Evren
35. Manifesto promozionale corsi di autodifesa, Sexyshock, 2006
36. Bombreast, Silvio Michele Lorusso
37. Speak up, Weronika Kowalska
38. Right to health, Eva Chudomelova
39. Women's Rights Violation in Iran, posted by Sunny Balliette on http://sunnystag.blogspot.com
40. For Women’s Rights, Fang Yi Liu
41. International Day for the Elimination of Violence against Women, Spain
42. Love for sale, Barbara Kruger

43. Il corpo delle donne, documentario a cura di Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù, 2009
44. Donne Bottino di Guerra, RadioRai 3 Scienza, 2009
45. Deadgirl, regia di Marcel Sarmiento e Gadi Harel, soggetto/sceneggiatura di Trent Haaga, 2008, USA
46. This film is not yet Rated, independent documentary film, directed by Kirby Dick, produced by Eddie Schmidt, 2006
47. Femminicidio - Feminicide - Action for women, video di B. Atzori, P. Lipari, S. Orlandi, S. Polito
48. Human Trafficking is Torture by any other name, with Emma Thompson, commissioned by The Body Shop and the Helen Bamber Foundation
49. I monologhi della vagina, opera teatrale di Eve Ensler

50. SHE SAYS, “The world is pretty much half men, half women. So why are there hardly any females in the creative departments of most digital agencies? We decided to stop chatting about it and do something. SheSays holds events, where top females in the industry share their thoughts and help people get started and work their way up”, http://shesays.org.uk/
51. Window displays at Barneys in New York City (USA), two mannequins, wearing dresses from Helmut Lang and A.L.C.
52. Campagna Adotta una madre e Club delle madrine di AIDOS, AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo), progetto grafico di Cristina Chiappini
53. Hit the Bitch, gioco shock contro la violenza sulle donne, Danimarca
54. Take Back The Tech, a collaborative campaign that takes place annually from Nov 25 (International Day Against Violence Against Women) to Dec 10 (International Human Rights Day), the “16 Days of Activism Against Gender-based Violence”: it is a call to everyone - especially women and girls - to take control of technology to end violence against women.
55. Sexyshock, flyer, http://www.ecn.org/sexyshock/

29 giugno 2010

AMBITO DI INTERVENTO >> PERsona: PER chi - PERché >> FEMMINICIDE 4

[...] In qualsiasi forma venga esercitata, la violenza rappresenta sempre l’esercizio di un potere che tende a negare la personalità della donna: brutalizzando il suo corpo o la sua anima si afferma il dominio su di essa, rendendola oggetto di potere la si priva della sua soggettività.
Il femminicidio quindi è un fatto sociale: la donna viene uccisa in quanto donna, o perché non è la donna che l’uomo o la società vorrebbero che fosse.

Violence Domestique, video, http://www.justice.gouv.fr/

Sicure Da Morire, video realizzato dal gruppo Gravid@mente
per il 25 Novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne
 
[...] Se si considera il femminicidio come fatto sociale, diventa più facile capire come la sua diffusione sia di portata “glocale”, nel senso che pur come fenomeno globale, esso si manifesta con caratteristiche peculiari (locali) differenti a seconda della struttura sociale di riferimento.
Se infatti la nostra società non riconosce la violenza sulla donna a meno che questa si manifesti nelle forme più estreme, ed anche in questi casi tende a “normalizzarla” più che a connotarla come violenza di genere, vi sono società in cui alcune forme di violenza sulle donne sono accettate come normali, in quanto è socialmente - ed in alcuni casi anche istituzionalmente, in maniera più o meno esplicita - condivisa l’ideologia patriarcale, che vuole la donna subordinata all’uomo.

Two Worldz, bR1, Italy

Muslim World, Barbie's 50th anniversary Islamic makeover

[...] Primo passo per poter rendere il femminicidio un problema politicamente risolvibile è “riconoscerlo” (1) nelle forme in cui localmente si manifesta. [...] Come sostiene Patrizia Romito (2) “il non-detto è indicatore politico di indifferenza e oscurantismo verso realtà problematiche, che generano un dolore non riconosciuto e non quantificato, in quanto tale non guaribile”.
[...] E’ noto che le società di matrice patriarcale e quelle divise in classi generano meccanismi ideologici per perpetrare e giustificare le relazioni di disuguaglianza, discriminazione, ingiustizia e tutti i tipi di violazioni dei diritti di quelle parti sociali che stanno in una posizione subordinata e marginale.
Tali meccanismi vengono fatti propri e riprodotti non solo dalle classi che ne beneficiano, ma anche dalle classi che ne sono vittime, che si rassegnano al loro status e si sentono alienate.
Nel caso delle donne, la sovrastruttura ideologica del sistema di matrice patriarcale o classista, si è servita delle Istituzioni sociali (religione, diritto, sistema educativo, media) per fondare e assicurare la subordinazione delle donne nelle relazioni di potere familiari, economiche, sociali in generale, ma in particolar modo per controllare lo svolgimento della sua funzione procreativa, considerata come un’obbligazione naturale.
Gli attori sociali quindi hanno una concezione della donna come soggetto violabile, ovvero come oggetto di dominio.
Ciò limita la donna nell’esprimersi, nel decidere, nell’agire: la sua condotta è determinata da decisioni altrui che, di fatto o di diritto, impongono su di essa la loro volontà, anche attraverso la violenza.
[...] la donna non viene considerata, e di conseguenza tutelata, dallo Stato in quanto donna, come persona portatrice di diritti assoluti inviolabili, ma viene invece considerata in nome della funzione sociale che riveste, o che dalla società le è assegnata per la sua natura: quella di “madre” o di “moglie”.




Stop Violence Against Women (Amnesty International), http://www.mdesign.se/sites/amnesty/

[...] è necessario, ed è atto dovuto, garantire alle donne il diritto a vivere liberamente il proprio corpo e la propria sessualità, [...] riconoscere che la violenza maschile contro le donne è il maggior problema strutturale della società, che si basa sull’ineguale distribuzione di potere nelle relazioni tra uomo e donna, e incoraggiare la partecipazione attiva nelle azioni volte a contrastare la violenza sulle donne (3).
[...] quello che servirebbe d’emergenza sarebbe piuttosto una campagna di sensibilizzazione, che “mobilizzi l’opinione pubblica attraverso l’organizzazione o la collaborazione a conferenze e la diffusione di informazioni, così che la società venga a conoscenza del problema e dei suoi effetti devastanti sulle vittime e sulla comunità in generale, e ne possa discutere con il coinvolgimento anche delle vittime (4).

(1) La non-conoscenza ha una funzione, per i dominanti come i dominati, e cioè il mantenimento dell’ordine delle cose. […] E’ proprio tra gli oppressi che la negazione dell’oppressione è più forte. (Mathieu, 1991, pp. 10 e 218, in P. Romito, Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori, p. 175, FrancoAngeli, 2005).
(2) P. Romito, Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori, FrancoAngeli, 2005.
(3) Council of Europe, Recommendation 5/2002 of the Committee of Minister to member states on the protection of women against violence, III.
(4) Council of Europe, Recommendation 5/2002 of the Committee of Minister to member states on the protection of women against violence, 7.

Source: Amnesty International, WHO (World Health Organization)
Source: VIOLENZA SULLE DONNE: PARLIAMO DI FEMMINICIDIO, pubblicazione a cura di Giuristi Democratici su http://www.giuristidemocratici.it/

28 giugno 2010

AMBITO DI INTERVENTO >> PERsona: PER chi - PERché >> FEMMINICIDE 3



[...] a ricordare che la retorica alla base dei discorsi e delle politiche di contrasto alla violenza sulle donne (che quasi tutti, ancora oggi, continuano a ritenere sia solo la violenza sessuale e non anche quella domestica, economica, sociale, culturale..) oggi come allora è la medesima, ed è al servizio del patriarcato. [...] donna oggetto “in quanto donna”. Ancora oggi la donna acquista rilievo in quanto madre, moglie, figlia, puttana: cioè in quanto “funzionale” al maschile.
Femminicidio è questo: ogni pratica personale o sociale violenta fisicamente o psicologicamente, che attenta alla integrità, allo sviluppo psico-fisico, alla salute, alla libertà o alla vita della donna, col fine di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla sottomissione o morte della vittima nei casi peggiori.




Un tipo di violenza culturale che gran parte delle donne
accettano di subire in silenzio:
la mercificazione del corpo femminile attraverso i media
dall'alto: Ché, Men’s Magazine; Tom Ford For Men; Durex XXL; BMW

[…] Il femminicidio è un fatto sociale: la donna viene uccisa nella sua soggettività in quanto donna, perché non accetta di ricoprire il ruolo che l’uomo o la società vorrebbero impersonasse.

Source: articolo di Barbara Spinelli, autrice del libro Femminicidio: dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale, Angeli, 2008

AMBITO DI INTERVENTO >> PERsona: PER chi - PERché >> FEMMINICIDE 2



International Vulva Knitting Circle, gruppo di lavoro 2008

Il concetto di femminicidio è complesso e articolato, ne abbiamo parlato con Barbara Spinelli, dell’Associazione Giuristi Democratici.

Sul termine “femminicidio” c’è spesso un po’ di confusione. A volte viene utilizzato solo per indicare una violenza che porta alla morte della donna. Ci può chiarire meglio il significato e le implicazioni della parola?
Marcela Lagarve, che è una sociologa sudamericana, ha coniato questa distinzione tra femicidio, con cui si intende l’omicidio di donne e femminicidio, che invece è utilizzato in un’accezione più ampia e sottintende tutte quelle violenze, sia fisiche che psicologiche, rivolte contro la donna e volte al suo annientamento, inteso, appunto, sia come annientamento psichico o morale sia come annientamento fisico. Quindi [il termine femminicidio] comprende violenze di entità diversa ma che sono accomunate tutte dal fatto di puntare, diciamo, ad una diminuzione del valore fisico o morale della donna.

Qual è, allora, la distinzione tra i concetti di “violenza di genere” e “femminicidio”, e perché, secondo voi, sarebbe più utile usare la parola “femminicidio”?
Diciamo che la violenza di genere si identifica con il femminicidio perché ogni violenza rivolta contro la donna in quanto donna va a colpirla personalmente.
Noi intendiamo parlare di femminicidio piuttosto che di violenza di genere proprio per il fatto che femminicidio ha un valore simbolico più ampio ed è di maggiore impatto anche nei confronti dell’opinione pubblica.
Soprattutto, col termine femminicidio vogliamo mettere in risalto la matrice comune che hanno tutti i tipi di violenza di genere: il fatto di essere rivolti contro la donna e di avere un fine distruttivo nei suoi confronti. Il singolo episodio di molestia o di stupro va contestualizzato socialmente, perché è ripetuto nel tempo ed è accompagnato da altre forme di molestie quali possono essere appunto le discriminazioni sul lavoro, la vita precaria che la donna è costretta a vivere a causa del mancato riconoscimento che ha nella società.
[Mettere insieme tutti questi elementi] fa capire meglio quanto sia la società che la cultura vadano a incidere sul ruolo della donna e vadano a distruggerla ed a minorarla fisicamente e psichicamente.
Si va col tempo a incidere su quella che è l’identità e la personalità della donna che non riesce ad autodeterminarsi.

Giornata nazionale contro la violenza sulle donne, 2004

Manifestazione contro l’oppressione delle donne, Parigi, 15 Marzo 2009

Urban Guerrilla contro la mercificazione del corpo femminile a scopo pubblicitario
ed il Sessismo, giù le mani dal corpo

Quindi, insomma, l’obiettivo è quello di uscire da una visione parcellizzata delle diverse forme di violenza sulle donne per farne un unico concetto.
Sì. Ovviamente a livello giuridico non si può parlare di femmincidio, perché è giusto che violenze diverse siano considerate nella loro diversa entità. Ma a livello politico e culturale è necessario porre l’accento sul fatto che la donna ha il diritto all’autodeterminazione. Lo stato le deve garantire tanto il diritto alla vita alla salute, alla sicurezza, quanto quello all’autodeterminazione. Quindi parlando di femminicidio si evitano, ad esempio, quelle che sono le derive che possono prendere i mezzi di comunicazione andando a prendere il singolo stupro e facendone un caso particolare e non guardandolo al contesto in cui viene agito, quindi a tutte quelle che sono le istituzioni sociali che discriminano la donna.

Source: Femminicidio: un termine politico, articolo di Olivia Fiorilli su http://www.womenews.net/spip/

AMBITO DI INTERVENTO >> PERsona: PER chi - PERché >> FEMMINICIDE 1

“Una ogni tre donne nel mondo subisce maltrattamenti nel suo ambiente familiare, situazione che colpisce, in maggiore o minore misura, tutti i paesi senza eccezione, secondo dati del Fondo delle Nazioni Unite per la Donna (UNIFEM). Una ogni tre donne nel mondo sarà violentata, aggredita, forzata ad avere relazioni sessuali o sarà maltrattata altrimenti durante la sua vita [...] La violenza distrugge non solo le vite delle donne, bensì il potenziale che si potrebbe avere in esse. Ciò provoca gravi perdite ed arretramento nelle loro stesse comunità”.
Noeleen Heyze, Direttrice Esecutiva di UNIFEM

Nel 1992 l’ONU include la violenza nella sua definizione di discriminazione in base al sesso e, l’anno successivo, la conferenza mondiale sui diritti umani sancisce i diritti delle donne come diritti fondamentali. Nel ’97 la lobby europea delle donne crea l’Osservatorio europeo e il Centro europeo di azione politica in materia di violenza contro le donne e nel ‘99, finalmente, la Commissione Europea promuove una campagna su scala internazionale contro la violenza domestica.
A tal proposito è opportuno sottolineare che la maggior parte delle – se non tutte le - campagne di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne non sono, come molti sono portati a credere, unicamente rivolte a coloro che commettono tale violenza. Esse sono anzi principalmente rivolte a quanti quella violenza, pur non commettendola, non la riconoscono né la denunciano, né pertanto la combattono.

Che cos'è il femminicidio?
E’ ogni forma di discriminazione e violenza rivolta contro la donna “in quanto donna”. E’ la violenza di genere in ogni sua forma. E’ l’esercizio di potere che l’uomo e la società esercitano sulla donna affinché il suo comportamento risponda alle aspettative dell’uomo e della società patriarcale.
Questa forma di controllo annienta l’identità della donna, assoggettandola fisicamente e/o psicologicamente, economicamente, giuridicamente, politicamente, socialmente.
Il femminicidio e’ la punizione quotidiana per ogni donna che non accetta di ricoprire il proprio ruolo sociale, è il principale ostacolo alla autodeterminazione e al godimento dei diritti fondamentali di più di metà della popolazione mondiale. Il femminicidio attraversa ogni epoca, ogni cultura, ogni luogo.
Come ha sostenuto Bordieu, il dominio maschile sulle donne è la più antica e persistente forma di oppressione esistente.
Il femminicidio viola i diritti umani di metà della popolazione mondiale, spesso con la connivenza istituzionale.

Your body is a battleground, Barbara Kruger

No one will keep us from seeing, campagna Amnesty International per il Pakistan

ABUSE The Truth Hurts. Violence Against Women and Children,
campagna Ernestine's Women's Shelter, Toronto

Le donne di tutto il mondo negli ultimi due secoli hanno intrapreso con forza un percorso politico e giuridico volto all’affermazione che i diritti delle donne sono diritti umani.
Ad oggi, vi è una consapevolezza diffusa di tale principio, che è stato assunto come fondante sia dagli organismi internazionali sia da numerosi stati, che si sono impegnati ad attuarlo in concreto ratificando la CEDAW e/o le varie Convenzioni regionali che affermano i diritti fondamentali delle donne.
Tuttavia, nonostante la consapevolezza diffusa del fatto che la donna sia una Persona, e dunque, alla pari dell’uomo, portatrice di una sfera di dignità, di libertà, di integrità psico-fisica inviolabile, e nonostante tale principio sia stato giuridicamente codificato, assistiamo a palesi violazioni dei diritti umani delle donne in tutto il mondo, per il solo fatto di essere donne.
In tutto il mondo, la prima causa di morte per le donne è il femminicidio.
In tutto il mondo, anche nei Paesi laddove i principi della CEDAW sono stati declinati in una normativa interna “di pari opportunità”, di fatto la donna viene ancora discriminata ed è soggetta a violenza quotidiana. L’Italia ne è un esempio significativo (vedasi le Raccomandazioni del Comitato per l’applicazione della CEDAW).
Il perché della persistenza e della pervasività delle discriminazioni e violenze di genere, si rinviene in un fattore comune: la persistenza e la pervasività di una mentalità patriarcale, che attraversa tutte le culture, ed è volta al controllo della donna come “risorsa creativa”, come “fattrice”, e dunque come perno della famiglia e della società stessa.
Fino a quando, in nome della religione o in nome del bene superiore della collettività, gli Stati sacrificheranno la libertà e l’autodeterminazione della donna alla tutela della “morale” e della “famiglia”, alla protezione della donna in funzione del suo ruolo sociale di madre e moglie, i diritti fondamentali delle donne continueranno ad essere calpestati.
Gli Stati che hanno ratificato la CEDAW e le altre carte regionali, si sono assunti un obbligo ben preciso: adoperarsi affinché le donne abbiano cittadinanza, ovvero affinché possano in concreto godere dei loro diritti fondamentali. Il che implica per lo Stato l’obbligo di attivarsi per rimuovere le situazioni discriminatorie non solo attraverso modifiche normative ma anche e soprattutto promuovendo un cambiamento culturale, riconoscendo che la libertà di scelta della donna, la sua integrità psico-fisica, sono valori assoluti, che vanno riconosciuti senza compromessi.
Dove vi è una connivenza istituzionale al machismo, alla misoginia, a patriarcato, vi è una responsabilità di Stato.

17 giugno 2010

LA CURA DELLE COSE = ?


Ambito disciplinare:
DESIGN FOR COMPLEXITY
ovvero
sistemi adattativi complessi che mostrano un comportamento emergente.

Comportamento emergente nel nuovo territorio urbano:
LA CURA DELLE COSE
ovvero
design to improve quality of life.




LA CURA DELLE COSE come LA CURA DELLE PERSONE
come LA CURA DELLE DONNE VIOLATE:
un design per ritessere le relazioni sociali, un design per dare voce a chi non la ha.