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8 dicembre 2010

ESPERIMENTO >> COINVOLGERE IL WEB >> "VITE"

Grazie!

Ana Carolina Luciow Frossard

Antonella A.

Comasia Fischetti

Flavia Ferranti

Flavia Verre

Giulia Passigatti

Giulia Romiti

Irene Savio

Linda Marchetti

Lorena Luzzi

Nadia Spinosa

Sara Vannutelli

Sarah Rivaletto

Silvia Minenti

14 novembre 2010

ESPERIMENTO >> COINVOLGERE IL WEB

Ho chiesto ad amiche e sconosciute, e chiedo a VOI DONNE che passate per questo blog, di partecipare a questo esperimento, come primo step nella progettazione del gioiello.
L'obiettivo è tentare di realizzare in rete il livello embrionale di quello che sarà il lavoro svolto nei CommunicACTION-Labs.
La fase progettuale primaria, il disegno su carta, il concept iniziale, la "prima stesura" per poi passare alla realizzazione materiale dell'oggetto.
I lavori ricevuti verranno immediatamente pubblicati (completi di nome - cognome - frasi - pensieri - etc. dell'autrice) per ripagare almeno in parte la gentilezza dimostratami nella partecipazione al progetto.
Enjoy!


PROGETTO FINALE >> CommunicACTION

“Spesso, guardando delle opere di donne, mi sono rattristata per lo strazio che esse esprimevano, uno strazio che rasentava l'orrore. Avrei voluto contemplare la bellezza creata da donne, e mi trovavo davanti all'infelicità, alla sofferenza, alla tensione nervosa, talvolta persino al brutto.
L'arte, a cui avevo pensato come a un momento di felicità, di riposo, di risarcimento rispetto alla dispersione della vita quotidiana, di unificazione e di comunicazione o comunione, diventava occasione di un dolore o di un peso supplementare.
Tra queste donne ci sono anch'io. E, pur se evito di scrivere e di mostrare cose brutte, mi capita spesso di esporre realtà dolorose. Le espongo, per quanto posso, attraverso una bella scrittura, che possa attenuare, come spero, l'effetto di devastazione che queste rivelazioni possono produrre. Mi sforzo anche di definire o di scoprire qualcosa di positivo, mentre enuncio qualcosa di negativo”.
Luce Irigaray, Come costruire la nostra bellezza
 
CommunicACTION è un progetto che ruota attorno ad una collezione di gioielli e, oltre a sensibilizzare circa la piaga delle mutilazioni genitali femminili (MGF), creando un ponte tra i paesi in cui questa pratica è presente e l’Occidente con le sue comunità di immigrati, intende creare micro-economie locali che coinvolgano le donne che subiscono tale pratica.
Il progetto é pensato per il Mali (Africa) dove la percentuale di MGF, rispetto alla popolazione femminile totale, è del 92%, ma è facilmente declinabile a tutti gli Stati in cui tale pratica persiste.

Si parte dall’idea del filo come legame di una trama, come elemento di collegamento di una rete o sviluppo di una storia, come “guida e soluzione nel caos dell’esistenza”, come unità base delle fibre naturali tessili e quindi elemento di tradizione culturale e sociale, strumento per la sopravvivenza e lo sviluppo dei popoli, legame tra le varie culture.
Questo filo diviene strumento generatore per gruppi di donne del Mali, che tessono e plasmano le proprie idee, sensazioni ed esperienze, rivisitano le proprie tradizioni caricandole di significati, intrecciano l’immaginazione alla propria vita, dandole forma.
Un filo che diviene tessuto e poi gioiello (CommunicACTION-jwls), che si chiude come a concludere un percorso, emblema della vita e del suo ciclo, con i suoi eventi consequenziali.
CommunicACTION racconta, secondo un alfabeto simbolico definito, la storia di queste donne violate. Ogni segno sul tessuto rappresenta un evento importante della loro vita, il segno lasciato dagli eventi nella loro vita: la nascita, l’innamoramento, il primo rapporto sessuale, una malattia, il parto, la mutilazione genitale, una violenza, la dote, il matrimonio, la perdita di qualcuno, e così via.

Ciascun pezzo è creato secondo le tradizioni locali, uniche per storia e posizionamento geografico, con il supporto di laboratori creativi (CommunicACTION-Labs) gestiti da operatori locali e non.
In tal modo si vengono a creare micro-economie locali come piccola opportunità di emancipazione da condizioni di povertà e sottosviluppo per queste donne, e si tenta di far loro affrontare e superare i propri traumi, dissacrare le regole di una società di stampo patriarcale, e venire istruite circa la gravità di situazioni cui soggiacciono, laddove serve ed è possibile.
Rispettando le tradizioni artigianali si consente il mantenimento della loro identità culturale e sociale, si evitano forzature assolutamente poco produttive, e si danno in mano a queste donne gli strumenti che meglio conoscono, per una totale libertà di espressione.
Questi gioielli-eventi sono i tasselli pubblici di varie storie private, narratori di territori interiori e geografie indefinite da esplorare, terreni di sperimentazione tecnica e concettuale, ancore di salvataggio.

Altro importante elemento del sistema è il sito web (CommunicACTION-web) dove, oltre ad un’imponente documentazione riguardo al problema MGF, alla condizione delle donne nel mondo e alle violenze loro perpetrate (database pubblico e consultabile), sono presenti le storie delle donne del progetto CommunicACTION, i loro pensieri ed i loro manufatti che sono acquistabili: è possibile “comprarne” le storie per poterle così condividere, moltitudini di fili che scorrono parallelamente, si incontrano, si intrecciano, si accompagnano, si somigliano.
Il sito web ha anche la caratteristica di essere in contatto diretto con ogni singolo gioiello della collezione, e di comunicare con esso: si tratta, infatti, di gioielli “intelligenti” che, grazie alla presenza di fasci di fibre ottiche e led, opportunamente programmati, interagiscono con il sito e reagiscono ai suoi stimoli, rendendoli visibili anche al mondo circostante; uno spettro di emozioni e informazioni trasferite su una superficie morbida, per una comunicazione immediata tra virtuale e reale, oggetto-gioiello e me, oggetto-gioiello/me e gli altri.

L’idea è avere un gioiello che, mutando, “avverta il suo proprietario” delle novità riguardanti il tema per il quale è stato ideato: le mutilazioni genitali femminili.
Lievi flussi di luce attraversano il gioiello in maniera diversa e codificata, a seconda che si tratti di “buone o cattive notizie”.
Si viene così continuamente aggiornati circa le “conquiste” ottenute (GOOD news):
- testimonianze e/o nuovi casi di donne/ragazze/bambine salvate dalla pratica della mutilazione nei Paesi in via di sviluppo e nelle comunità di immigrati in Europa;
- creazione di nuovi Centri per la Salute Sessuale e Riproduttiva, e per l’istruzione di donne e ragazze al riguardo;
- miglioramento di centri di pianificazione familiare e centri per la salute materno-infantile;
- pianificazione e/o attuazione di nuovi programmi, in Africa e in Europa, per l'eliminazione della violenza di genere e l’abbandono della pratica delle mutilazioni genitali femminili;
- nuove collaborazioni per la creazione di centri documentazione, informazione (con campagne tematiche, conferenze, eventi, etc.) e stampa sui diritti delle donne;
- nuovi progetti di design, architettura, grafica, arte, moda, etc. concernenti la piaga delle MGF;
- nuovi corsi di formazione sulle tematiche di genere nei vari settori di intervento per operatori locali e non;
- nascita e/o sviluppo di micro-economie locali, come ad esempio la creazione di circuiti di imprenditoria femminile;
- nascita e/o sviluppo di centri per la creazione di occupazione;
- approvazione di misure politiche, leggi e/o stanziamenti di risorse adeguate;
- nuovi negoziati conclusi con successo;
- nascita e/o sviluppo di centri di istruzione ed educazione per bambine e ragazze, comprendenti borse di studio per l'effettivo esercizio del diritto allo studio;
- qualsiasi altra iniziativa rivolta al problema.
 
Sul sito sono presenti anche le “sconfitte” (BAD news): la scoperta di nuovi episodi di MGF, gli obiettivi non raggiunti, i fondi non ancora trovati, le iniziative che non hanno avuto buoni riscontri/risultati, i villaggi in cui gli operatori hanno fallito, insomma tutti gli ambiti in cui bisogna ancora impegnarsi e lavorare affinché si crei, o si radichi del tutto, una consapevolezza circa le relazioni di genere, i bisogni specifici delle donne e le condizioni di violenza cui esse soggiacciono.

Dal momento in cui il gioiello “segnala” una “news”, rivelando un evento o un nuovo proposito, il proprietario” potrà consultare il sito, ed essere sempre aggiornato, intervenendo con commenti o proposte, arricchendolo di immagini, dando un po di sè stesso; potrà altresì pubblicizzare il sito creando, in tal modo, una rete di condivisione di informazioni, aggiungendo un’importante tassello ad una, più che mai necessaria, opera di sensibilizzazione di massa.

Altro importante elemento di comunicazione è il gioiello stesso che, grazie al suo carattere altamente innovativo (per la tecnologia utilizzata), stimolerà interesse e curiosità nell’”altro”, generando un inevitabile passaparola che, come è noto, è la miglior forma di comunicazione.
Le forme di comunicazione non verbale sono, in molti casi, più efficienti poiché più dirette: coinvolgono, infatti, le nostre emozioni più viscerali che, se opportunamente stimolate, sopraffanno qualsiasi altro senso.
Si tratta comunque di un’“arma a doppio taglio” poiché questa forma di comunicazione sensoriale necessita di essere contestualizzata per essere compresa. Qui entra inevitabilmente in gioco il proprietario dell’oggetto che, interagendo con gli altri, è portatore di conoscenza, e fautore di una rete di condivisione attorno al problema.
Il gioiello/i richiede, infatti, la partecipazione diretta dell’utilizzatore: un “oggetto-embrione” che scommette sulla sua capacità di sopravvivenza nel momento stesso del suo iniziale incontro con il portatore, e su quest’ultimo basa il suo cammino.
Questo progetto riguarda una tipologia di gioiello intesa come “oggetto-evento/manifesto”, un prodotto la cui nascita, linfa vitale e senso stesso di esistenza sono consequenziali all’evolversi degli eventi: determinati e determinanti.

Ulteriore azione per il radicarsi del sistema CommunicACTION è espandere i laboratori creativi, di supporto al progetto, anche alle realtà a noi più familiari: creare laboratori ad hoc per le donne appartenenti a comunità di immigrati in Europa (nelle quali è tuttora presente la pratica delle mutilazioni, insieme a moltissime altre forme di violenza, sottomissione e limitazione della libertà personale) e per qualsiasi altra donna che abbia subito episodi di violenza o traumi legati al proprio corpo e alla propria sessualità (ad esempio un cancro al seno o all’utero, la perdita di un figlio, un aborto e così via).
Si tratta di “laboratori terapeutici” per affrontare i propri demoni e tentare di ricucire le ferite tramite la manualità, il fare, la collaborazione e la condivisione della propria storia, la creazione di gioielli che sono cicatrici che anche altri si porteranno addosso, battaglie che “io” avrò vinto.

Indossare questi gioielli sarà come indossare la pelle di altri individui, essere parte della loro storia, condividerne le gioie ma soprattutto i dolori, comprenderne il cammino.

19 luglio 2010

CONCEPT 2

“Dalla storia delle cose emerge la forma del tempo, si delinea un ritratto dell’identità collettiva, sia essa di una tribù, o di una classe, o di una nazione. La storia degli oggetti può essere rappresentata come se fossero dei fili o linee genealogiche o sequenze formali, ed anche la storia di ognuno è concatenata a quella degli altri”.
George Kluber


Il secondo concept utilizza anch’esso il sito web dell’AIDOS - Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (http://www.aidos.it/) come elemento portante del sistema.

Il concept prevede una collezione di gioielli che, oltre a sensibilizzare circa la piaga delle mutilazioni genitali femminili (MGF), creando un ponte tra i paesi in cui questa pratica è presente e l’Occidente con le sue comunità di immigrati, intende creare micro-economie locali che coinvolgano le donne che subiscono tale pratica.

Si parte dall’idea del filo come legame di una trama, come elemento di collegamento di una rete o sviluppo di una storia, come “guida 
e soluzione nel caos dell’esistenza”, come unità base delle fibre naturali tessili e quindi elemento di tradizione culturale e sociale, strumento per la sopravvivenza e lo sviluppo dei popoli, legame
tra le varie culture.
Questo filo diviene strumento generatore per donne che tessono
e plasmano le proprie idee, sensazioni ed esperienze, rivisitano
le proprie tradizioni caricandole di significati, intrecciano l’immaginazione alla propria vita, dandole forma.
Un filo che si chiude, e diventa gioiello, come a concludere
un percorso, emblema della vita e del suo ciclo, con i suoi eventi consequenziali.

Lungo il filo sono disposti dei pezzi, creati da queste donne violate, ognuno rappresentante un evento importante della loro vita: 
la nascita, l’innamoramento, il primo rapporto sessuale, 
una malattia, il parto, la mutilazione genitale, una violenza, la dote, il matrimonio, la perdita di qualcuno, e così via. 
Ogni pezzo è creato secondo le tradizioni locali, estremamente diverse per storia e posizionamento geografico, con il supporto di laboratori creativi gestiti da operatori locali e non. 
In tal modo si vengono a creare micro-economie locali come piccola opportunità di emancipazione da condizioni di povertà 
e sottosviluppo per queste donne, e si tenta di far loro affrontare 
e superare i propri traumi, dissacrare le regole di una società di stampo patriarcale, e venire istruite circa la gravità di situazioni cui soggiacciono, laddove serve ed è possibile.
Rispettando le tradizioni artigianali si consente il mantenimento della loro identità culturale e sociale, si evitano forzature assolutamente poco produttive, e si danno in mano a queste donne gli strumenti che meglio conoscono, per una totale libertà di espressione.
Questi “pezzi-eventi” sono i tasselli pubblici di varie storie private, narratori di territori interiori e geografie indefinite da esplorare, terreni di sperimentazione tecnica e concettuale, ancore
di salvataggio.

Sul sito web, oltre ad un’imponente documentazione circa
la condizione delle donne nel mondo e le violenze loro perpetrate, sono presenti le storie di queste donne, i loro pensieri ed i loro manufatti che sono acquistabili: è possibile comprare “eventi” di più donne e mescolarli tra loro, in fondo questi fili, queste storie, scorrono parallelamente, si incontrano, si intrecciano,
si accompagnano, si somigliano.
I vari pezzi prodotti verranno assemblati e montati dall’acquirente
su una base preimpostata, che potrà, ad esempio, essere composta da sfere trasparenti da riempire o “alloggi” da agganciare tra loro.

Un’altra ipotesi è espandere i laboratori creativi, di supporto
al progetto, anche alle realtà a noi più familiari: creare laboratori
ad hoc, gestiti da associazioni quali l’AIDOS, per le comunità di immigrati in Europa (nelle quali è tuttora presente la pratica delle mutilazioni, insieme a moltissime altre forme di violenza, sottomissione e limitazione della libertà personale) e per qualsiasi altra donna che abbia subito episodi di violenza o traumi legati
al proprio corpo e alla propria sessualità (ad esempio un cancro
al seno o all’utero, la perdita di un figlio, un aborto e così via).
Si tratta di “laboratori terapeutici” per affrontare i propri demoni
e tentare di ricucire le ferite tramite la manualità, il fare,
la collaborazione e la condivisione della propria storia, la creazione
di gioielli che sono cicatrici che anche altri si porteranno addosso, battaglie che “io” avrò vinto.

Come per il precedente concept, il gioiello fungerà da passaparola
e sarà possibile partecipare attivamente ai dibattiti ed essere costantemente aggiornati tramite il sito web e, nello specifico,
le sezioni dedicate al progetto.
Indossare questo gioiello sarà come indossare la pelle di un altro individuo, essere parte della sua storia, condividerne le gioie
ma soprattutto i dolori, comprenderne il cammino.

storyboard concept 

mappa gerarchia attori del sistema

mappa diagramma di flusso del sistema

CONCEPT 1

“Alle donne, custodi della vita. Alle donne, ridotte al silenzio.
Alle donne spezzate, calpestate e cancellate perchè custodi della vita”.


Il primo concept propone un gioiello/collezione di gioielli che muta a seconda di un input ricevuto da un sito web.
Il sito web in questione è quello dell’AIDOS - Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (http://www.aidos.it/), un’Associazione che si occupa dei diritti delle donne, prevalentemente nei paesi in via di sviluppo.

L’idea è avere un gioiello che, mutando, “avverta il suo proprietario” delle novità riguardanti il tema per il quale è stato ideato: le mutilazioni genitali femminili (MGF).
Il gioiello potrebbe essere in materiale elastico, ad esempio in silicone o in un materiale morbido, e cambiare la sua forma in maniera diversa, a seconda che siano “buone o cattive notizie”; potrebbe gonfiarsi o raggrinzirsi (ritrarsi, non sgonfiarsi), potrebbe illuminarsi con ritmi di intermittenza diversi o colorarsi con toni caldi o freddi, potrebbe cambiare la sua superficie con texture più o meno aggressive o essere attraversato da flussi di luce colorata.

Nell’ipotesi di progetto il sito ha un database, pubblico e consultabile, con documentazioni esaustive riguardo al problema
e notizie continuamente aggiornate circa le “conquiste” dell’Associazione:
- testimonianze e/o nuovi casi di donne/ragazze/bambine salvate dalla pratica della mutilazione nei Paesi in via di sviluppo e nelle comunità di immigrati in Europa;
- creazione di nuovi Centri per la Salute Sessuale e Riproduttiva,
e per l’istruzione di donne e ragazze al riguardo;
- miglioramento di centri di pianificazione familiare e centri per
la salute materno-infantile;
- pianificazione e/o attuazione di nuovi programmi, in Africa e in Europa, per l'eliminazione della violenza di genere e l’abbandono della pratica delle mutilazioni genitali femminili;
- nuove collaborazioni per la creazione di centri documentazione, informazione (con campagne tematiche, conferenze, eventi, etc.)
e stampa sui diritti delle donne;
- nuovi progetti di design, architettura, grafica, arte, moda, etc. concernenti la piaga delle MGF;
- nuovi corsi di formazione sulle tematiche di genere nei vari settori di intervento per operatori locali e non;
- nascita e/o sviluppo di micro-economie locali, come ad esempio
la creazione di circuiti di imprenditoria femminile;
- nascita e/o sviluppo di centri per la creazione di occupazione;
- approvazione di misure politiche, leggi e/o stanziamenti di risorse adeguate;
- nuovi negoziati conclusi con successo;
- nascita e/o sviluppo di centri di istruzione ed educazione per bambine e ragazze, comprendenti borse di studio per l'effettivo esercizio del diritto allo studio;
- qualsiasi altra iniziativa rivolta al problema.

Sul sito sono presenti anche le “sconfitte”, gli obiettivi non raggiunti, i fondi non ancora trovati, le iniziative che non hanno avuto buoni riscontri/risultati, i villaggi in cui gli operatori hanno fallito, insomma tutti gli ambiti in cui bisogna ancora impegnarsi
e lavorare affinchè si crei, o si radichi del tutto, una consapevolezza circa le relazioni di genere, i bisogni specifici delle donne
e le condizioni di violenza cui esse soggiacciono.

Dal momento in cui il gioiello “segnala” una “news”, rivelando
un evento o un nuovo proposito, il “proprietario” potrà consultare
il sito, ed essere sempre aggiornato, intervenendo con commenti o proposte, arricchendolo di immagini, dando un po di sè stesso; potrà altresì pubblicizzare il sito creando, in tal modo, una rete di condivisione di informazioni, aggiungendo un’importante tassello
ad una, più che mai necessaria, opera di sensibilizzazione di massa.
Altro importante elemento di comunicazione è il gioiello stesso che, grazie al suo carattere altamente innovativo (per forma e tecnologia), stimolerà interesse e curiosità nell’”altro”, generando un inevitabile passaparola che, come è noto, è la miglior forma
di comunicazione.
Le forme di comunicazione non verbale sono, in molti casi, più efficienti poichè più dirette: coinvolgono, infatti, le nostre emozioni più viscerali che, se opportunamente stimolate, sopraffanno qualsiasi altro senso.
Si tratta comunque di un’“arma a doppio taglio” poichè questa forma di comunicazione sensoriale necessita di essere contestualizzata per essere compresa. Qui entra inevitabilmente in gioco il proprietario dell’oggetto che, interagendo con gli altri, è portatore di conoscenza, e fautore di una rete di condivisione attorno al problema.
Il gioiello/i richiede, infatti, la partecipazione diretta dell’utilizzatore: un “oggetto-embrione” che scommette sulla sua capacità di sopravvivenza nel momento stesso del suo iniziale incontro con il portatore, e su quest’ultimo basa il suo cammino.
Questo concept riguarda una tipologia di gioiello intesa come “oggetto-evento/manifesto”, un prodotto la cui nascita, linfa vitale e senso stesso di esistenza sono consequenziali all’evolversi
degli eventi: determinati e determinanti.

 storyboard concept

mappa gerarchia attori del sistema

mappa diagramma di flusso del sistema

6 luglio 2010

MAPPA CONCETTUALE - ARTICOLAZIONE CONCEPTS >> MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI + ORNAMENTO

“L’innovazione nel mondo capriccioso del gusto si lega necessariamente ai cambiamenti fondamentali del vivere, segue le mutazione del comportamento antropologico. [...] un’alterazione della funzione storicamente stabilita [...] La forma futuribile sembra logica, la funzione piena di nuovi significati. Sembra essere nel medesimo tempo un oggetto innovato ed un retaggio etnico, l’addobbo d’una futura tribù spaziale e quello d’una antica e scomparsa tribù d’un Antartide sconosciuto”.
Philippe Daverio






Gli ornamenti accompagnano l'uomo dalla notte dei tempi.
Il desiderio di decorare il corpo, in particolare, è atavico: abbiamo testimonianze a riguardo in tutte le civiltà primitive ed in ogni cultura. Le tecniche utilizzate sono molto diverse, vanno dal tatuaggio al cutting, dal piercing alla produzione di monili.
Il mio interesse si rivolge proprio a quest'ultima tipologia: i gioielli, in particolare quelli creati con materiali eterocliti o in metalli non preziosi.

“Il significato dell'ornamento e dell'ornamento-gioiello è mutevole, testimonia fedelmente la cultura in cui nasce, documenta ogni mutamento stilistico e sociale.
Nonostante la sua onnipresenza l'ornamento ha avuto un destino controverso: in determinate epoche è stato giudicato superfluo, posticcio, mentre in altre, indispensabile, fondamentale.
Nella società contemporanea l'ornamento è visto come segno d'identificazione, elemento che determina un'appartenenza, simbolo quindi utile alla comunicazione di idee e valori.
Anche i gioielli partecipano a questo significato, ed oggi non sono più considerati status symbol, ma style symbol: elementi per comunicare i propri gusti, la propria estetica e persino i propri valori, i gioielli non sono più solo simboli indicatori di uno status sociale, ma rappresentano scelte individuali, valori personali.
Questa nuova tendenza nasce negli anni ‘60 del Novecento, nel settore della gioielleria artistica: i gioielli di ricerca erano l’esito di una forte volontà di sperimentazione, che abbracciava nuove tipologie, indagando forme inedite, materiali inconsueti e tecniche innovative, o modernizzando vecchi stili.
Ogni stile sviluppava una ben definita inclinazione poetica, culturale ed ideologica, con il preciso intento di esprimere una diversa concezione dell’ornamento per il corpo.
Questo mutamento di percezione (soprattutto all’estero) è stato tracciato con il passaggio dal Modernismo, periodo di forti ideologie, al Postmodernismo, regno del pensiero debole, fino ad arrivare al pensiero contemporaneo, epoca in cui è sempre più presente la necessità dell'espressione individuale e della rivalutazione dei valori sociali.
Dagli anni ‘90 in diversi settori produttivi, dal design alla moda, dalla musica al settore alimentare fino all'editoria, si è diffusa la nuova pratica dell'autoproduzione, sorta dal rinnovamento delle arti applicate: un modello di ideazione, produzione e, il più delle volte, promozione e vendita che compete ad uno stesso autore. Si sono moltiplicate molte piccole imprese che hanno il loro valore aggiunto nel binomio creatività e “saper fare” e che si confrontano con contemporaneità di linguaggi e con nuovi mercati.
Anche la gioielleria, soprattutto quella che utilizza metalli non preziosi, ha trovato nuovo sviluppo grazie a queste nuove forme di impresa: il know how artigianale ha sposato la creatività per produrre gioielli contemporanei, scelti da un pubblico attento all’aspetto comunicativo dell’ornamento”.
Source: Generazione Jewellery. Ornamento contemporaneo in metalli non preziosi ed autoproduzioni, Sara Progressi, progetto di tesi.

Dall’analisi dell’ornamento per il corpo e del relativo materiale esistente, risulta evidente il notevole cambiamento dei concetti di forma e funzione nel corso dei secoli: ciò che rimane invariato ne è l’indispensabilità da parte dell’uomo come elemento di comunicazione e appartenenza sociale.

“Una pietra scheggiata, un utensile del paleolitico, ci racconta molte cose sui bisogni dei primi esseri umani: scavare radici, scuoiare animali, raschiare pellicce. Con il tempo, poi, la pietra venne ulteriormente scheggiata e lavorata diventando più appuntita, e a ogni modifica ne seguiva presto un’altra ancora per soddisfare nuove esigenze. E con la creazione di ogni nuovo strumento, l’umanità scopriva nuove possibilità d’uso. Nuovi strumenti creano nuovi bisogni che, a loro volta, producono nuovi oggetti.
Le persone adorano circondarsi di oggetti: fa parte della nostra natura. Sarà forse un istinto animale, ma quanto ci piacciono le nostre cose. Le persone sono circondate dai loro oggetti: che siano utili o decorativi, belli, brutti, comuni o rari, non possiamo fare a meno di seminare ovunque tracce della nostra identità. Tracce di cultura, identità nazionale, ideologia politica, appartenenza religiosa e inclinazioni sessuali. I nostri oggetti rispecchiano chi siamo veramente e chi vorremmo essere. Basta pensare al processo con cui decidiamo cosa tenere e cosa buttare. Diamo importanza agli oggetti che non sono mai stati toccati o a quelli che tocchiamo in continuazione, ai più utili o ai più inutili?
Possiamo trasformarli in feticci, impregnandoli di magia e memorie, di potenza sessuale o religiosa, per farli diventare oggetti di culto, desiderio e paura con cui alimentare passioni e ossessioni.
[...] Questi sono gli strumenti di cui abbiamo bisogno per dare forma alle nostre vite”.
Peter Gabriel

Il gioiello comunica il mondo estetico, sensoriale, ideologico del suo autore, ma anche di chi, poi, si troverà ad indossarlo.
Si tratta di un prodotto che oscilla tra arte e design, pezzi unici e produzione seriale, decorazione e astrazione. La passione per la materia e la relazione con il corpo sono i fili rossi che legano i diversi ambiti. Per Rossella Tornquist “il gioiello ha la misteriosa capacità di influenzare il campo su cui interagisce, il corpo, l’abito; è in apparenza un’influenza formale, ma è soprattutto spirituale, svela molto più di un vestito il microcosmo intimo di chi lo sceglie ed indossa. E’ un piccolo oggetto in proporzione con lo spazio con cui entra in relazione, eppure sa condizionare il punto di vista dell’osservatore”.

Un gioiello non va solo indossato, portato addosso; un gioiello va sentito addosso, va interpretato. Ci si deve giocare e divertire, lo si deve trattare con cura, quasi fosse una seconda o una terza pelle.
Se è impegnativo tanto meglio: il gioco può diventare più rischioso, quindi più divertente.
E’ dirompente il fascino di un gioiello poichè ha la capacità di evocare, di parlare di sè e degli altri.
Ogni gioiello potrebbe essere una stanza: in ognuna mobili, oggetti, profumi di un determinato periodo, un preciso carattere, un’atmosfera. Una storia.

5 luglio 2010

MAPPA ANALITICA - ANALISI DELL'ESISTENTE >> MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

“Avevo fino allora goduto di una grande ingenuità, e all'improvviso, in un ritorno di me stessa, quell'andata e ritorno dello sguardo fra
il mio corpo disteso e il mio corpo eretto, mi ritrovavo estremamente indifesa”.
Catherine Millet



MAPPA >> PRIMA PARTE:
1. The CBF -Centre pour le Bien-être des Femmes- in Burkina Faso, creato tra il 2005 e il 2007, finanziato dall’AIDOS, arch. Riccardo Vannucci
2. African necklace, Rebecca Lolosoli (for FGM)
3. Earrings, KAI Collections (for FGM)
4. Borsa STOP FGM!, Carmina Campus

5. Shelby Lee Adams, Amnesty International
6. Fatima Siad, supermodel, speak about her fgm, People Magazine, 2008
7. La modella somala Waris Dirie ha prestato il proprio volto alla prima campagna in italia contro le MGF

8. Against Violence to Women. To women, Lourdes Zolezzi, Mexico, 2000
9. Corpo negato e diritto del corpo: artisti nigeriani contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili
10. Artists United Against FGM. Foto di Angèle Etoundi Essamba
11. Artists United Against FGM. Performance di Christina Henrysson
12. A Day of A.W.E. African Women's Empowerment. Female genital mutilation and domestic violence-myths, norms and clarity, Brooklyn Museum of Art

13. Untitled, Stella Dreis, Germany
14. Somalia Flag, Icaro Doria, Brasile. Agency Draft FCB Lisbon
15. Speak now or..., Anahi DeCanio. Stop violence against women 2009, Northern California Amnesty International
16. Bernstein Windows, Gerda Meyer (seeks to help break the silence about the widespread practice of FGM)
17. Beschneidung, Kascha Beyer, Germany
18. Untitled, Katrin Funcke, Germany
19. Untitled, Sunne Walter, Germany
20. Untitled, Melanie Wolter, Germany
21. Untitled, Illustrella Burkahrd, Germany
 
22. Halte aux mutilations genitales, Unicef
23. Stop excision, World Vision, Mali

24. Campaign Hygienic protectors for women’s swimming costumes with an image of a razor blade, AMAM (association of women against genital mutilation)
25. Text Postal free, AMAM (association of women against genital mutilation). Just won an IAA Responsibility Award 2008. Agency Contrapunto Advertising, Barcelona, Spain
26. Campaign We are appealing for witnesses, CAN YOU HELP US?, FORWARD (Foundation for Women's Health, Research and Development), UK

MAPPA >> SECONDA PARTE:
27. Pleasure, Stop Excision. Agency SUPER!, Ivry, France
28. If we don’t protect young women, Womankind WorldWide
29. Only whores need a clitoris, Sharia Law in Britain
30. Female circumcision has nothing to do with religion, Aktion Mensch, Germany
31. Mutilate Torture, Martin Mendelsberg, Denver, USA
32. Stop violence against women, Amnesty International
33. Condemned to feel nothing, AMAM (association of women against genital mutilation)

34. Try it, Weronika Kowalska
35. For Women’s Rights, Eren Arslan, Turkey
36. a very shocking message combined with an interview of a Somalian lady who experienced FGM, Kilimanjaro Magazine
37. African women, Marco Dugo
38. Cut it off, Daniela Gumiel
39. Njeri, drawing Julia Briemle, scenario Shohreh Jandaghian, Germany
40. Untitled, Hannes Neubauer, Germany
41. It’s only a nightmare, Sabine Bazan, Germany
42. FGM, Hans-Bernd Dreis, Germany
43. Untitledhttp://ondaelastica.splinder.com/
44. Let us..., Katja Kamm, Germany
45. Untitled, Mazan, France
46. Untitled, Birgit Jansen, Germany
47. Untitled, Michaela Wagner, Germany
48. One in the eye, drawing Mirja Engelhardt, scenario Robi, Germany
49. Satire Of A Day, Elisa Laget, France
50. Mgf: la grande ferita nel corpo delle donne, grafica Cristina Chiappini. Pubblicazione Aidosnews 04/2006, AIDOS
51. NO, Carla Mueller, Austria
52. Untitled, Beate Kopp, Germany
53. No!, Sabine Bazan, Germany
54. Untitled, Angel Boligan

55. Vite in cammino, Sceneggiatura e regia Cristina Mecci, 2009. Docufiction realizzato nell’ambito del progetto Mutilazioni dei genitali femminili e diritti umani nelle comunità migranti
56. Femminicidio - Feminicide - Action for women, video di B. Atzori, P. Lipari, S. Orlandi, S. Polito
57. Cutting silence, short film by Reina-Marie Loader
58. The Cut, Linda May Kallestein. Short documentary about the traditional rite of passage into womanhood genital cutting
59. Moolaadé, film di Ousmane Sembene, 2004
 
60. Because you are a girl, Joy Frempong, Svizzera/Ghana. Collana Fabrica Musica Cd Series, FABRICA MUSICA. Esposizione Les yeux ouverts
61. Spettacolo tratto da I monologhi della vagina, opera teatrale di Eve Ensler

3 luglio 2010

AMBITO DI INTERVENTO >> PERsona: PER chi - PERché >> IL CASO >> AIDOS

“A mutilated woman mirrors a mutilated world. A wounded woman is a wounded family, and a wounded nation. It is time to end this heinous practice”.
Joy Keshi Walker, Coordinator W.I.C.S.A.
(Women Issues Communication Services Agency)
 
L’AIDOS - Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (http://www.aidos.it/) è un’Associazione che si occupa dei diritti delle donne, prevalentemente nei paesi in via di sviluppo.


MISSION
AIDOS collabora con organizzazioni partner nei diversi paesi per la costruzione comune di progetti mirati ai bisogni specifici delle donne e allo sviluppo di strategie condivise perché tali bisogni siano soddisfatti.
Ma la soluzione del problema specifico di una determinata comunità, necessariamente circoscritta, non può bastare: bisogna influire positivamente sulle politiche governative per contribuire a migliorare le condizioni di vita di tutte le donne e della popolazione del paese interessato.
Per questo, tutti i progetti di AIDOS prevedono anche un'importante attività di sensibilizzazione e informazione.

CHI E' AIDOS
Il nostro cammino è iniziato nel 1981, con la fondazione dell'Associazione italiana donne per lo sviluppo (AIDOS), associazione di donne e allo stesso tempo organizzazione non governativa di cooperazione, riconosciuta nel 1992 dal Ministero degli Affari Esteri come ente idoneo a gestire fondi pubblici per la realizzazione di progetti di cooperazione allo sviluppo.
Fin dalla sua fondazione, AIDOS ha lavorato - nei paesi in via di sviluppo, in Italia e nelle sedi internazionali - per costruire, promuovere e tutelare i diritti, la dignità, il benessere e il progresso di tutte le donne.
Di progetto in progetto e di campagna in campagna, AIDOS lavora in partenariato con organizzazioni e istituzioni locali, per fornire strumenti alle donne e alle loro organizzazioni, soprattutto nei settori in cui l'esperienza del movimento femminile in Italia ha dato
i frutti più significativi.
L'approccio di AIDOS nasce quindi dal dialogo ininterrotto e paritario con le organizzazioni femminili e non governative di tutto il mondo e dalle radici nel movimento femminista italiano.
Importante è la collaborazione con il sistema delle Nazioni Unite: AIDOS ha status consultivo speciale presso l'ECOSOC (Economic and Social Council of the United Nations, Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), ed è focal point in Italia di INSTRAW (United Nations International Research and Training Institute for the Advancement of Women, Istituto Internazionale di Ricerca e Formazione per le Donne delle Nazioni Unite) e dell'UNFPA (United Nations Population Fund, Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite).

METODOLOGIA
L'“approccio AIDOS" vuol dire prima di tutto rafforzare le competenze e le capacità tecniche, gestionali e organizzative delle organizzazioni partner locali e dei singoli operatori, in tutti
i progetti.
Niente quindi costosi uffici sul campo: tutte le risorse vengono impiegate per il sostegno dell'organizzazione locale partner del progetto, in termini di formazione specifica, assistenza tecnica e missioni di monitoraggio e valutazione dei risultati, in base ai bisogni identificati durante la costruzione e la realizzazione delle attività.
Per questo l'approccio AIDOS riesce a garantire la sostenibilità delle attività, e quindi la loro continuazione, anche dopo il termine dei finanziamenti e la cosiddetta "chiusura formale" del progetto.
Per l'assistenza tecnica e il monitoraggio, AIDOS si avvale di consulenti esperte/i di livello internazionale: ginecologhe, ostetriche, psicologhe/i, economiste, esperte/i di comunicazione e di advocacy, fortemente motivate, che mettono le loro grandi capacità al servizio delle donne più emarginate.
Sia l'esperienza che la motivazione vengono quindi prese in considerazione nel momento della scelta dell'esperta/o.
AIDOS riconosce inoltre l'importanza centrale della consulenza e formazione gestionale e del monitoraggio finanziario, curati direttamente dall'équipe amministrativa di AIDOS.

pagine tratte da Aidosnews, Rivista trimestrale
dell’Associazione italiana donne per lo sviluppo,
Numero speciale per i 25 anni di AIDOS, n.04 ottobre/dicembre 2006

AREE D'INTERVENTO
AIDOS ha scelto di lavorare per i diritti delle donne e di farlo tenendo conto del pensiero e delle pratiche sviluppate in Italia dal movimento delle donne.
I settori in cui AIDOS ha una competenza specifica, sempre applicata a partire dall'analisi rigorosa dei contesti, spesso diversissimi tra loro, sono:

Diritti e salute sessuale e riproduttiva
A partire dall'esperienza italiana dei consultori familiari e adottando un approccio alla salute riproduttiva olistico e integrato, AIDOS:
• crea Centri per la Salute Sessuale e Riproduttiva;
• contribuisce a migliorare centri di pianificazione familiare e centri per la salute materno-infantile;
• sostiene programmi, in Africa e in Europa, per l'eliminazione della violenza di genere e l’abbandono della pratica delle mutilazioni genitali femminili.

Capacity building
Non si tratta solo di formazione, ma di sviluppo complessivo delle capacità delle organizzazioni delle donne di affrontare i problemi e le sfide per cambiare in meglio la propria condizione e quella delle altre donne, e continuare a farlo anche dopo al fine di un "progetto" in senso stretto. Per questo AIDOS:
• collabora alla creazione di centri documentazione, informazione e stampa sui diritti delle donne;
• cura la formazione sulle tematiche di genere nei vari settori di intervento.

Empowerment economico
L'autonomia economica è indispensabile alla sopravvivenza delle donne e delle loro famiglie, ma anche alla libertà e consapevolezza delle scelte. Per questo AIDOS contribuisce alla creazione di:
• centri servizi per la nascita e/o lo sviluppo dell'imprenditoria femminile;
• centri per la creazione di occupazione.

Advocacy
Con questo termine, che non ha corrispettivo in italiano, si indicano tutte quelle azioni di informazione e pressione che le organizzazioni della società civile esercitano sulle istituzioni per promuovere l’adozione di misure politiche, leggi e/o stanziamenti di risorse adeguate per raggiungere un determinato obiettivo.
Le attività di Advocacy per l’affermazione dei diritti umani delle donne, adolescenti e bambine, sono una componente determinante del lavoro di AIDOS a livello internazionale, regionale e nazionale. AIDOS fa parte delle reti internazionali e europee delle donne che partecipano ai negoziati in ambito Nazioni Unite, Commissioni regionali, Unione Europea.
In Italia, AIDOS lavora per la creazione di una consapevolezza delle relazioni di genere e dei bisogni specifici delle donne nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, mediante campagne tematiche, conferenze ed eventi nei quali il coinvolgimento dei media accompagna e sostiene gli interventi diretti ai politici.

Istruzione ed educazione delle ragazze e delle bambine
Borse di studio per l'effettivo esercizio del diritto allo studio nelle situazioni in cui questo è di fatto negato o reso difficile da discriminazioni di vario tipo.

END FGM
END FGM è la campagna europea promossa da Amnesty International Irlanda, in collaborazione con altre ONG dell’Unione Europea, tra le quali AIDOS, e lanciata il 6 febbraio 2010 in occasione della Giornata internazionale per l’abbandono delle mutilazioni genitali femminili (MGF).

il sito web aidos.it

il sito web endfgm.eu

La campagna ha lo scopo di inserire le problematiche legate alle MGF tra i temi principali da affrontare nell’agenda dell’Unione Europea, dando voce alle donne vittime di tale pratica o che ne sono a rischio. Secondo l’UNFPA, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, ogni anno tre milioni di bambine e adolescenti nel mondo rischiano di essere sottoposte a questa pratica.
Le MGF sono state ampiamente documentate in Africa, Asia e Medio Oriente e attualmente sono state riscontrate anche in Europa, dove risiedono, secondo il Parlamento europeo, 500.000 donne che hanno subito MGF.
Spesso infatti, ragazze residenti in paesi della comunità europea vengono condotte nei loro luoghi d’origine, ad esempio durante le vacanze estive, per essere mutilate.

Le MGF costituiscono una violazione di diritti umani fondamentali quali:
- il diritto all’integrità fisica e mentale
- il diritto al raggiungimento dei più elevati standard di salute
- il diritto alla libertà da qualsiasi forma di discriminazione contro le donne (inclusa la violenza contro le donne)
- il diritto alla libertà dalle torture o da trattamenti crudeli inumani e degradanti
- i diritti dei minori
- e in casi estremi il diritto alla vita.

Attraverso azioni di advocacy presso le istituzioni dell’Unione Europea, la campagna vuole assicurare l’adozione di una strategia condivisa per fermare le MGF, fornire alle migranti di origine africana che hanno subito MGF un’assistenza adeguata, proteggere le donne che fuggono dai loro paesi per paura di essere mutilate e promuovere una mobilitazione internazionale che riconosca la necessità di unire le forze per porre fine alla pratica.

Sono 5 i punti chiave proposti dalla strategia:
- raccogliere i dati sulla diffusione delle MGF in Europa
- fornire cure appropriate e adeguare i servizi sanitari alle esigenze delle donne che hanno subito le MGF in Europa
- migliorare i meccanismi di protezione contro la violenza verso le donne e i bambini
- individuare linee guida chiare per fornire asilo alle donne minacciate dalle MGF
- dare priorità all’abbandono delle MGF negli interventi di cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi dove la pratica è prevalente.
 
A sostegno della strategia, la campagna sta mobilitando
i parlamentari europei, in vista della creazione di un gruppo parlamentare informale sulle MGF.
 
Source: http://www.aidos.it/

29 giugno 2010

AMBITO DI INTERVENTO >> PERsona: PER chi - PERché >> ZOOM >> MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

“Esistono pratiche tradizionali che i nostri stessi avi, se dovessero tornare in vita, troverebbero obsolete e sorpassate” recitava il grande saggio africano Amadou Hampaté Bâ.

Le mutilazioni genitali femminili (MGF), sono pratiche tradizionali che vengono eseguite, per motivi non terapeutici, in 28 paesi dell'Africa sub-sahariana, in alcuni paesi del Medio Oriente, dell’Asia e tra alcuni gruppi etnici di Centro e Sud America. Ne è documentata la presenza anche nei paesi della Ue e negli Usa tra le comunità di immigrati.
Tali pratiche ledono fortemente la salute psichica e fisica di bambine e donne che ne sono sottoposte. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che siano già state sottoposte alla pratica 100-140 milioni di donne nel mondo, e che 3 milioni di bambine siano a rischio ogni anno.
L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha classificato le mutilazioni in 4 tipi differenti, a seconda della gravità degli effetti:
1. Circoncisione (o infibulazione al-sunna): è l'asportazione della punta del clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche;
2. Escissione al-wasat: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra;
3. Infibulazione (o circoncisione faraonica o sudanese): asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale;
4. Il quarto gruppo comprende una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili.
Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione: per esempio nel sud della Nigeria si praticano sulle neonate, in Uganda sulle adolescenti, in Somalia sulle bambine.
Source: http://it.wikipedia.org/wiki/Mutilazioni_genitali_femminili, http://www.endfgm.eu/

Si fa con un coltello speciale, in alcuni Paesi con piccole seghe, lamette o pezzi di vetro. A tagliare nella maggioranza dei casi è personale non medico.
Source: http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=1692

Strumento per la pratica di mutilazione genitale femminile (http://femminicidio.blogspot.com)

Bambina sofferente durante la pratica della circoncisione (http://www.partitodemocratico.it)

"E' un'usanza africana, non musulmana, diffusa anche in uno stato cristiano, come l'Etiopia" spiega Marica Livio, ginecologa del Naga, un'associazione volontaria di assistenza per gli stranieri, "serve a garantire la verginità e, dopo il matrimonio, a garantire la fedeltà della moglie.
Molti governi, come il Kenya, l'hanno vietata, ma per la cultura africana è un rito importante: pochi, anche tra gli emigrati in Europa, ci rinunciano."
Source: http://www.unimondo.org/aidos/1998/1_009.html
 
Non aver subito la mutilazione genitale significa isolamento sociale: i Bambara, una delle etnie del Mali, chiamano "bikaloro" le bambine o donne non infibulate e questo è un gravissimo insulto, che vuol dire esseri privi di ogni maturità. Le donne non escisse, non sono vere donne, non hanno amici, non hanno diritto a farsi corteggiare, a sposarsi.
Source: INFIBULAZIONE, articolo della Dr.ssa Giuliana Proietti su http://www.psicolinea.it/

There is a belief that female genitalia are unsightly and dirty. In some FGM-practicing societies, unmutilated women are regarded as unclean and are not allowed to handle food and water. [...] FGM is often deemed necessary in order for a girl to be considered a complete woman, and the practice marks the divergence of the sexes in terms of their future roles in life and marriage.
The removal of the clitoris and labia - viewed by some as the “male parts” of a woman’s body - is thought to enhance the girl’s femininity, often synonymous with docility and obedience.
It is possible that the trauma of mutilation may have this effect on a girl’s personality. If mutilation is part of an initiation rite, then it is accompanied by explicit teaching about the woman’s role in her society.
Source: http://www.endfgm.eu/ 
 
Nonostante questa pratica sia spesso attribuita ai dettami della fede musulmana o cristiana, le MGF precedono storicamente l’avvento di queste religioni e non possono quindi trovare giustificazione in esse.
Secondo alcune ipotesi, l’escissione risale all’antico Egitto, ma la si ritrova anche a Roma, dove era praticata sulle schiave e appare legata ad aspetti patrimoniali del corpo femminile.
Sempre a Roma troviamo l’infibulazione - un termine d’origine latina - che inizialmente designava un’operazione esclusivamente maschile: si trattava di una specie di spilla - fibula - che veniva applicata ai giovani per impedire loro di avere rapporti sessuali.
Ma il centro della diffusione dell’infibulazione femminile sembra che sia stato l’Egitto faraonico, come attesterebbe la denominazione di “circoncisione faraonica”.
Comunque ad oggi l’origine delle mutilazioni dei genitali femminili sembra destinata a restare indeterminata. L’unica cosa certa è che non è stato l’Islam a introdurre in Africa le mutilazioni dei genitali femminili che erano già presenti in loco assai prima della sua diffusione.
Si tratta infatti di usanze indigene profondamente radicate nelle società locali e preesistenti alla penetrazione dell’Islam nell’Africa Sub-sahariana e centro-orientale.
[...] Il profondo radicamento delle MGF è dovuto a una complessa costellazione di fattori che pur variando da un’etnia all’altra presentano alcuni tratti comuni. Si tratta del ruolo fondamentale che tale tipo di pratiche tradizionali ha nella costruzione dell’identità di genere e nella formazione dell’appartenenza etnica, oltre che nella definizione dei rapporti tra i sessi e le generazioni.
Per pratiche tradizionali si intende quegli atti abituali, di uso comune, che sono stati trasmessi dalla generazione passata e che con molta probabilità saranno passati a quella successiva.
Le mutilazioni dei genitali femminili sono però un tipo particolare di pratiche tradizionali. Con esse siamo infatti nell’ambito dei riti di passaggio, ovvero di quelle pratiche cerimoniali che guidano, controllano e regolamentano i mutamenti di status, di ruolo o di età delle persone e così facendo scandiscono le varie fasi del ciclo di vita trasformandole in un percorso ordinato e dotato di senso.
In particolare le mutilazioni dei genitali femminili sono una componente fondamentale dei riti di iniziazione attraverso cui nelle società tradizionali si diventa “donna”. Donna infatti non si nasce, a questo provvedono i riti che trasformano l’appartenenza sessuale legata al sesso biologico in una “essenza sociale”.
[...] Le mutilazioni dei genitali femminili sono anche la porta di accesso alla propria comunità, sono un rituale di ingresso come lo è ad esempio il battesimo per i cattolici, e come tali costituiscono un punto di non ritorno, che separa chi è dentro da chi sta fuori.
[...] Il contesto che conferisce senso alla pratica culturale delle mutilazioni dei genitali femminili è un sistema complesso di strategie matrimoniali, fondate sul prezzo della sposa, a cui si accompagnano una serie di tratti secondari che variano da un’etnia all’altra. Per prezzo della sposa si intende il compenso che la famiglia del futuro marito versa alla famiglia della futura moglie in cambio non di una donna qualsiasi, ma di una donna illibata, intatta, vergine possibilmente chiusa oppure escissa a dovere in modo da scoraggiarne desideri e rapporti prematrimoniali [...] in altre parole le mutilazioni dei genitali femminili sono una componente fondamentale del matrimonio in Africa, poiché contribuiscono a regolare la gestione delle risorse e la rete complessa degli scambi e delle relazioni sociali.
Tenere presente questo complesso sistema economico-simbolico significa smettere di guardare alle mutilazioni dei genitali femminili come a una pratica culturale decontestualizzata, a una stravaganza esotica in grado solo di rimandarci alla categoria dei “fenomeni culturali”, facendo il gioco di quanti cercano di dare sostanza alle differenze culturali per poi poterne fare oggetto di discriminazione.
[...] Occorre ricordare infatti che, se nel passato tali pratiche hanno trovato un loro posto nelle cosmogonie protese alla codificazione dei ruoli tradizionali dei due sessi per contribuire “all'ordine mitico” del mondo, le pratiche dell'ablazione di tutto o parte degli organi genitali femminili esterni non sono prescritte da alcuna religione.
Tali pratiche entrano oggi in totale contraddizione con i principi universalmente riconosciuti del rispetto dell’integrità fisica e morale della persona e di uguaglianza nella dignità e nei diritti dei due sessi, e costituiscono un’inaccettabile violenza contro le donne.
Oltre ai danni psicologici che generano, esse provocano numerosi drammi sanitari e concorrono al permanere di un’alta mortalità femminile nei paesi nei quali esse sono praticate in modo massiccio.
Source: STOP FGM! campagna 2004-2006, pubblicazione a cura di Non c’è Pace Senza Giustizia

Three young women in Nimba County, Liberia, on their way to participate in the Sande School – a bush initiation ceremony that ends with female genital mutilation (http://www.flickr.com)

Young african girls being prepared for circumcision (http://www.newstimeafrica.com)

L’intervento dell’infibulazione non avviene una sola volta nella vita: molte donne vengono defibulate e poi reinfibulate in occasione di ogni parto. E sappiamo quante volte una donna in certi Paesi sia costretta a partorire. Le complicanze più gravi sono soprattutto di carattere fisico: morte, emorragie, infezioni, ma anche le conseguenze psicologiche non sono meno gravi.
Del resto, quando una bambina sente che chi la dovrebbe proteggere, cioè la madre i genitori, sono i primi a far si che lei subisca questo dolore, questa violenza, la reazione psicologica non può che essere quella di un implicito patto perverso con i suoi aggressori, una sua identificazione con loro, per avere conferma del proprio valore ai loro occhi. E’ così che una donna mutilata diventa a sua volta la mutilatrice della propria figlia, perché in questo atto trova le ragioni della propria storia.
[...] Le donne devono comprendere l’assurdità di questa mutilazione e va assolutamente impedito che esse da vittime continuino a trasformarsi in carnefici.
Source: INFIBULAZIONE, articolo della Dr.ssa Giuliana Proietti su http://www.psicolinea.it/

"The pain inflicted by FGM does not stop with the initial procedure, but often continues as ongoing torture throughout a woman’s life" Manfred Nowak, UN Special Rapporteur on Torture

Though no religious scripts prescribe the practice, practitioners often believe the practice has religious support. Religious leaders take varying positions with regard to FGM: some promote it, some consider it irrelevant to religion, and others contribute to its elimination.
[...] Local structures of power and authority, such as community leaders, religious leaders, circumcisers, and even some medical personnel can contribute to upholding the practice. [...] In some societies, recent adoption of the practice is linked to copying the traditions of neighbouring groups. Sometimes it has started as part of a wider religious or traditional revival movement. In some societies, FGM is being practised by new groups when they move into areas where the local population practice FGM.

Female genital mutilation has no known health benefits. On the contrary, it is known to be harmful to girls and women in many ways.
First and foremost, it is painful and traumatic. It involves removing and damaging healthy and normal female genital tissue, and interferes with the natural functions of girls' and women's bodies.
Immediate complications can include severe pain, shock, haemorrhage (bleeding), tetanus or sepsis (bacterial infection), urine retention, open sores in the genital region and injury to nearby genital tissue.
Long-term consequences can include: recurrent bladder and urinary tract infections, cysts, infertility, the need for later surgeries (for example, the FGM procedure that seals or narrows a vaginal opening is surgically changed to allow for sexual intercourse and childbirth, and sometimes stitched close again afterwards) and an increased risk of childbirth complications and newborn deaths (for example, babies born to women who have undergone female genital mutilation suffer a higher rate of neonatal death compared with babies born to women who have not undergone the procedure).
Source: Eliminating FemaleGenitalMutilation, pubblicazione a cura di WHO (World Health Organization), http://www.who.int/reproductivehealth/publications/fgm/9789241596442/en/index.html


Northern iraq, Sheelan Anwar Omer, 7 years old, continues to cry after a female circumcision was preformed on her (photo reportage by Andrea Bruce for The Washington Post titled Sheelan's Circumcision)

L’età delle donne sottoposte a MGF varia dai 15 ai 49 anni (campione documentato), ma la pratica è diffusa anche per bambine al di sotto dei 9 anni.
“In Egypt 90% of girls who had undergone FGM were between 5-14 years of age when subjected to the procedure, 50% of those in Ethiopia, Mali and Mauritania were under 5 years of age, and 76% of those in the Yemen were not more than 2 weeks old.”
Source: Progress in Sexual and Reproductive Health Research, No. 72, WHO (World Health Organization), 2006
 
Among mothers who undergo FGM, 1-2 per cent of babies die as a result (per 100 deliveries).
Source: Amnesty International, WHO (World Health Organization)

“si tratta di pratiche sociali e culturali pericolose che influenzano il benessere, la dignità, la normale crescita e il normale sviluppo del bambino”
Source: Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo, 1990, art. 5 
 
As a manifestation of gender inequality, FGM/C is multidimensional and affects the physical and mental health of girls and women in many ways. It affects girls’ schooling and limits their capacity to reach their potential.
It can increase the risk of becoming infected with HIV.
[...] Accordingly, ending all forms of FGM/C is crucial to the success of the Millennium Development Goals, especially those related to gender equality, universal primary education, maternal health, child mortality and HIV/AIDS. Fundamentally the practice is a violation of human rights, and more specifically of child rights, and needs to be dealt with in ways that address its underlying causes.
Source: Platform for Action: Towards the Abandonment of Female Genital Mutilation/Cutting (FGM/C), The Donors Working Group on Female Genital Mutilation/Cutting 
 
FGM is recognized internationally as a violation of the human rights of girls and women. It reflects deep-rooted inequality between the sexes, and constitutes an extreme form of discrimination against women. It is nearly always carried out on minors and is a violation of the rights of children.
The practice also violates a person's rights to health, security and physical integrity, the right to be free from torture and cruel, inhuman or degrading treatment, and the right to life when the procedure results in death.
Source: Amnesty International, WHO (World Health Organization),

Tra le innumerevoli Convenzioni internazionali per la protezione delle donne dalle mutilazioni genitali femminili, la Dichiarazione di Ougadougou chiede “l’adozione di leggi nazionali che condannino le mutilazioni dei genitali femminili, e la creazione di servizi speciali per il controllo dei flussi migratori dei circoncisori.”
Anche la prima Conferenza Ministeriale sui Diritti Umani dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OAU), tenutasi nell’aprile del 1999 alle isole Mauritius, ha esortato gli Stati africani ad adoperarsi per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne e per l’abolizione delle pratiche culturali disumane e degradanti per le donne e per le bambine e i bambini.
Source: Convenzioni internazionali per la protezione delle donne dalle mutilazioni genitali femminili, Progetto Aurora: MGF, io no

Women listen to an educational talk regarding the dangers
of female circumcision in Mali (Photo Alfredo Caliz)

Educational group against female genital mutilation (http://www.fgmnetwork.org)

[...] Questo problema, che ci appare così lontano, appartenente ad altri mondi ed ad altre culture, ci è invece molto vicino: in Italia infatti vivono oggi tra noi 28.000 donne mutilate, fra cui 5.000 hanno subito questo intervento in Italia.
Source: INFIBULAZIONE, articolo della Dr.ssa Giuliana Proietti su http://www.psicolinea.it/

Ciò che suscita maggiore stupore è la scoperta che questa pratica millenaria viene esercitata anche su bambine nate nei paesi occidentali e cittadine di questi paesi. Una pratica tradizionale quindi più forte della civiltà e del diritto dell'Occidente che continua ad essere perpetrata soprattutto per volere delle donne alle quali è delegato il ruolo di conservatrici del patrimonio culturale tradizionale e in cui l'atteggiamento di rinuncia, sottomissione, inferiorità e passività coincide con il controllo sociale del comportamento femminile.
[...] I Comitati nazionali sono organizzazioni non governative, ma per poter operare hanno bisogno del supporto governativo, perché è essenziale associare nelle campagne di formazione/informazione i ministeri della Sanità, dell'Istruzione, dell'Informazione, degli Affari religiosi.
Contemporaneamente alla formazione di formatori che inseriscano la tematica in tutti i progetti e programmi di sviluppo in corso nel paese, si procede all'elaborazione di materiale da utilizzare nei media moderni (giornali, radio e TV) e nelle forme di comunicazione più tradizionali (poesia, canzoni, teatro).
Ai Comitati nazionali vengono inoltre dati i mezzi tecnici e finanziari per condurre le campagne di formazione e informazione. Ma Aidos non interviene nei contenuti dei pacchetti formativi, né nella scelta dei messaggi da dare che sono elaborati completamente dagli esperti del paese interessato.
Nessuna di noi si è mai illusa che una pratica millenaria come quella delle Fgm possa essere sradicata in pochi anni. Sono necessari volontà politica e mezzi adeguati.
Negli ultimi anni però i progressi sono stati enormi.