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5 luglio 2010

MAPPA ANALITICA - ANALISI DELL'ESISTENTE >> MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

“Avevo fino allora goduto di una grande ingenuità, e all'improvviso, in un ritorno di me stessa, quell'andata e ritorno dello sguardo fra
il mio corpo disteso e il mio corpo eretto, mi ritrovavo estremamente indifesa”.
Catherine Millet



MAPPA >> PRIMA PARTE:
1. The CBF -Centre pour le Bien-être des Femmes- in Burkina Faso, creato tra il 2005 e il 2007, finanziato dall’AIDOS, arch. Riccardo Vannucci
2. African necklace, Rebecca Lolosoli (for FGM)
3. Earrings, KAI Collections (for FGM)
4. Borsa STOP FGM!, Carmina Campus

5. Shelby Lee Adams, Amnesty International
6. Fatima Siad, supermodel, speak about her fgm, People Magazine, 2008
7. La modella somala Waris Dirie ha prestato il proprio volto alla prima campagna in italia contro le MGF

8. Against Violence to Women. To women, Lourdes Zolezzi, Mexico, 2000
9. Corpo negato e diritto del corpo: artisti nigeriani contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili
10. Artists United Against FGM. Foto di Angèle Etoundi Essamba
11. Artists United Against FGM. Performance di Christina Henrysson
12. A Day of A.W.E. African Women's Empowerment. Female genital mutilation and domestic violence-myths, norms and clarity, Brooklyn Museum of Art

13. Untitled, Stella Dreis, Germany
14. Somalia Flag, Icaro Doria, Brasile. Agency Draft FCB Lisbon
15. Speak now or..., Anahi DeCanio. Stop violence against women 2009, Northern California Amnesty International
16. Bernstein Windows, Gerda Meyer (seeks to help break the silence about the widespread practice of FGM)
17. Beschneidung, Kascha Beyer, Germany
18. Untitled, Katrin Funcke, Germany
19. Untitled, Sunne Walter, Germany
20. Untitled, Melanie Wolter, Germany
21. Untitled, Illustrella Burkahrd, Germany
 
22. Halte aux mutilations genitales, Unicef
23. Stop excision, World Vision, Mali

24. Campaign Hygienic protectors for women’s swimming costumes with an image of a razor blade, AMAM (association of women against genital mutilation)
25. Text Postal free, AMAM (association of women against genital mutilation). Just won an IAA Responsibility Award 2008. Agency Contrapunto Advertising, Barcelona, Spain
26. Campaign We are appealing for witnesses, CAN YOU HELP US?, FORWARD (Foundation for Women's Health, Research and Development), UK

MAPPA >> SECONDA PARTE:
27. Pleasure, Stop Excision. Agency SUPER!, Ivry, France
28. If we don’t protect young women, Womankind WorldWide
29. Only whores need a clitoris, Sharia Law in Britain
30. Female circumcision has nothing to do with religion, Aktion Mensch, Germany
31. Mutilate Torture, Martin Mendelsberg, Denver, USA
32. Stop violence against women, Amnesty International
33. Condemned to feel nothing, AMAM (association of women against genital mutilation)

34. Try it, Weronika Kowalska
35. For Women’s Rights, Eren Arslan, Turkey
36. a very shocking message combined with an interview of a Somalian lady who experienced FGM, Kilimanjaro Magazine
37. African women, Marco Dugo
38. Cut it off, Daniela Gumiel
39. Njeri, drawing Julia Briemle, scenario Shohreh Jandaghian, Germany
40. Untitled, Hannes Neubauer, Germany
41. It’s only a nightmare, Sabine Bazan, Germany
42. FGM, Hans-Bernd Dreis, Germany
43. Untitledhttp://ondaelastica.splinder.com/
44. Let us..., Katja Kamm, Germany
45. Untitled, Mazan, France
46. Untitled, Birgit Jansen, Germany
47. Untitled, Michaela Wagner, Germany
48. One in the eye, drawing Mirja Engelhardt, scenario Robi, Germany
49. Satire Of A Day, Elisa Laget, France
50. Mgf: la grande ferita nel corpo delle donne, grafica Cristina Chiappini. Pubblicazione Aidosnews 04/2006, AIDOS
51. NO, Carla Mueller, Austria
52. Untitled, Beate Kopp, Germany
53. No!, Sabine Bazan, Germany
54. Untitled, Angel Boligan

55. Vite in cammino, Sceneggiatura e regia Cristina Mecci, 2009. Docufiction realizzato nell’ambito del progetto Mutilazioni dei genitali femminili e diritti umani nelle comunità migranti
56. Femminicidio - Feminicide - Action for women, video di B. Atzori, P. Lipari, S. Orlandi, S. Polito
57. Cutting silence, short film by Reina-Marie Loader
58. The Cut, Linda May Kallestein. Short documentary about the traditional rite of passage into womanhood genital cutting
59. Moolaadé, film di Ousmane Sembene, 2004
 
60. Because you are a girl, Joy Frempong, Svizzera/Ghana. Collana Fabrica Musica Cd Series, FABRICA MUSICA. Esposizione Les yeux ouverts
61. Spettacolo tratto da I monologhi della vagina, opera teatrale di Eve Ensler

3 luglio 2010

AMBITO DI INTERVENTO >> PERsona: PER chi - PERché >> IL CASO >> AIDOS

“A mutilated woman mirrors a mutilated world. A wounded woman is a wounded family, and a wounded nation. It is time to end this heinous practice”.
Joy Keshi Walker, Coordinator W.I.C.S.A.
(Women Issues Communication Services Agency)
 
L’AIDOS - Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (http://www.aidos.it/) è un’Associazione che si occupa dei diritti delle donne, prevalentemente nei paesi in via di sviluppo.


MISSION
AIDOS collabora con organizzazioni partner nei diversi paesi per la costruzione comune di progetti mirati ai bisogni specifici delle donne e allo sviluppo di strategie condivise perché tali bisogni siano soddisfatti.
Ma la soluzione del problema specifico di una determinata comunità, necessariamente circoscritta, non può bastare: bisogna influire positivamente sulle politiche governative per contribuire a migliorare le condizioni di vita di tutte le donne e della popolazione del paese interessato.
Per questo, tutti i progetti di AIDOS prevedono anche un'importante attività di sensibilizzazione e informazione.

CHI E' AIDOS
Il nostro cammino è iniziato nel 1981, con la fondazione dell'Associazione italiana donne per lo sviluppo (AIDOS), associazione di donne e allo stesso tempo organizzazione non governativa di cooperazione, riconosciuta nel 1992 dal Ministero degli Affari Esteri come ente idoneo a gestire fondi pubblici per la realizzazione di progetti di cooperazione allo sviluppo.
Fin dalla sua fondazione, AIDOS ha lavorato - nei paesi in via di sviluppo, in Italia e nelle sedi internazionali - per costruire, promuovere e tutelare i diritti, la dignità, il benessere e il progresso di tutte le donne.
Di progetto in progetto e di campagna in campagna, AIDOS lavora in partenariato con organizzazioni e istituzioni locali, per fornire strumenti alle donne e alle loro organizzazioni, soprattutto nei settori in cui l'esperienza del movimento femminile in Italia ha dato
i frutti più significativi.
L'approccio di AIDOS nasce quindi dal dialogo ininterrotto e paritario con le organizzazioni femminili e non governative di tutto il mondo e dalle radici nel movimento femminista italiano.
Importante è la collaborazione con il sistema delle Nazioni Unite: AIDOS ha status consultivo speciale presso l'ECOSOC (Economic and Social Council of the United Nations, Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), ed è focal point in Italia di INSTRAW (United Nations International Research and Training Institute for the Advancement of Women, Istituto Internazionale di Ricerca e Formazione per le Donne delle Nazioni Unite) e dell'UNFPA (United Nations Population Fund, Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite).

METODOLOGIA
L'“approccio AIDOS" vuol dire prima di tutto rafforzare le competenze e le capacità tecniche, gestionali e organizzative delle organizzazioni partner locali e dei singoli operatori, in tutti
i progetti.
Niente quindi costosi uffici sul campo: tutte le risorse vengono impiegate per il sostegno dell'organizzazione locale partner del progetto, in termini di formazione specifica, assistenza tecnica e missioni di monitoraggio e valutazione dei risultati, in base ai bisogni identificati durante la costruzione e la realizzazione delle attività.
Per questo l'approccio AIDOS riesce a garantire la sostenibilità delle attività, e quindi la loro continuazione, anche dopo il termine dei finanziamenti e la cosiddetta "chiusura formale" del progetto.
Per l'assistenza tecnica e il monitoraggio, AIDOS si avvale di consulenti esperte/i di livello internazionale: ginecologhe, ostetriche, psicologhe/i, economiste, esperte/i di comunicazione e di advocacy, fortemente motivate, che mettono le loro grandi capacità al servizio delle donne più emarginate.
Sia l'esperienza che la motivazione vengono quindi prese in considerazione nel momento della scelta dell'esperta/o.
AIDOS riconosce inoltre l'importanza centrale della consulenza e formazione gestionale e del monitoraggio finanziario, curati direttamente dall'équipe amministrativa di AIDOS.

pagine tratte da Aidosnews, Rivista trimestrale
dell’Associazione italiana donne per lo sviluppo,
Numero speciale per i 25 anni di AIDOS, n.04 ottobre/dicembre 2006

AREE D'INTERVENTO
AIDOS ha scelto di lavorare per i diritti delle donne e di farlo tenendo conto del pensiero e delle pratiche sviluppate in Italia dal movimento delle donne.
I settori in cui AIDOS ha una competenza specifica, sempre applicata a partire dall'analisi rigorosa dei contesti, spesso diversissimi tra loro, sono:

Diritti e salute sessuale e riproduttiva
A partire dall'esperienza italiana dei consultori familiari e adottando un approccio alla salute riproduttiva olistico e integrato, AIDOS:
• crea Centri per la Salute Sessuale e Riproduttiva;
• contribuisce a migliorare centri di pianificazione familiare e centri per la salute materno-infantile;
• sostiene programmi, in Africa e in Europa, per l'eliminazione della violenza di genere e l’abbandono della pratica delle mutilazioni genitali femminili.

Capacity building
Non si tratta solo di formazione, ma di sviluppo complessivo delle capacità delle organizzazioni delle donne di affrontare i problemi e le sfide per cambiare in meglio la propria condizione e quella delle altre donne, e continuare a farlo anche dopo al fine di un "progetto" in senso stretto. Per questo AIDOS:
• collabora alla creazione di centri documentazione, informazione e stampa sui diritti delle donne;
• cura la formazione sulle tematiche di genere nei vari settori di intervento.

Empowerment economico
L'autonomia economica è indispensabile alla sopravvivenza delle donne e delle loro famiglie, ma anche alla libertà e consapevolezza delle scelte. Per questo AIDOS contribuisce alla creazione di:
• centri servizi per la nascita e/o lo sviluppo dell'imprenditoria femminile;
• centri per la creazione di occupazione.

Advocacy
Con questo termine, che non ha corrispettivo in italiano, si indicano tutte quelle azioni di informazione e pressione che le organizzazioni della società civile esercitano sulle istituzioni per promuovere l’adozione di misure politiche, leggi e/o stanziamenti di risorse adeguate per raggiungere un determinato obiettivo.
Le attività di Advocacy per l’affermazione dei diritti umani delle donne, adolescenti e bambine, sono una componente determinante del lavoro di AIDOS a livello internazionale, regionale e nazionale. AIDOS fa parte delle reti internazionali e europee delle donne che partecipano ai negoziati in ambito Nazioni Unite, Commissioni regionali, Unione Europea.
In Italia, AIDOS lavora per la creazione di una consapevolezza delle relazioni di genere e dei bisogni specifici delle donne nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, mediante campagne tematiche, conferenze ed eventi nei quali il coinvolgimento dei media accompagna e sostiene gli interventi diretti ai politici.

Istruzione ed educazione delle ragazze e delle bambine
Borse di studio per l'effettivo esercizio del diritto allo studio nelle situazioni in cui questo è di fatto negato o reso difficile da discriminazioni di vario tipo.

END FGM
END FGM è la campagna europea promossa da Amnesty International Irlanda, in collaborazione con altre ONG dell’Unione Europea, tra le quali AIDOS, e lanciata il 6 febbraio 2010 in occasione della Giornata internazionale per l’abbandono delle mutilazioni genitali femminili (MGF).

il sito web aidos.it

il sito web endfgm.eu

La campagna ha lo scopo di inserire le problematiche legate alle MGF tra i temi principali da affrontare nell’agenda dell’Unione Europea, dando voce alle donne vittime di tale pratica o che ne sono a rischio. Secondo l’UNFPA, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, ogni anno tre milioni di bambine e adolescenti nel mondo rischiano di essere sottoposte a questa pratica.
Le MGF sono state ampiamente documentate in Africa, Asia e Medio Oriente e attualmente sono state riscontrate anche in Europa, dove risiedono, secondo il Parlamento europeo, 500.000 donne che hanno subito MGF.
Spesso infatti, ragazze residenti in paesi della comunità europea vengono condotte nei loro luoghi d’origine, ad esempio durante le vacanze estive, per essere mutilate.

Le MGF costituiscono una violazione di diritti umani fondamentali quali:
- il diritto all’integrità fisica e mentale
- il diritto al raggiungimento dei più elevati standard di salute
- il diritto alla libertà da qualsiasi forma di discriminazione contro le donne (inclusa la violenza contro le donne)
- il diritto alla libertà dalle torture o da trattamenti crudeli inumani e degradanti
- i diritti dei minori
- e in casi estremi il diritto alla vita.

Attraverso azioni di advocacy presso le istituzioni dell’Unione Europea, la campagna vuole assicurare l’adozione di una strategia condivisa per fermare le MGF, fornire alle migranti di origine africana che hanno subito MGF un’assistenza adeguata, proteggere le donne che fuggono dai loro paesi per paura di essere mutilate e promuovere una mobilitazione internazionale che riconosca la necessità di unire le forze per porre fine alla pratica.

Sono 5 i punti chiave proposti dalla strategia:
- raccogliere i dati sulla diffusione delle MGF in Europa
- fornire cure appropriate e adeguare i servizi sanitari alle esigenze delle donne che hanno subito le MGF in Europa
- migliorare i meccanismi di protezione contro la violenza verso le donne e i bambini
- individuare linee guida chiare per fornire asilo alle donne minacciate dalle MGF
- dare priorità all’abbandono delle MGF negli interventi di cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi dove la pratica è prevalente.
 
A sostegno della strategia, la campagna sta mobilitando
i parlamentari europei, in vista della creazione di un gruppo parlamentare informale sulle MGF.
 
Source: http://www.aidos.it/

29 giugno 2010

AMBITO DI INTERVENTO >> PERsona: PER chi - PERché >> ZOOM >> MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

“Esistono pratiche tradizionali che i nostri stessi avi, se dovessero tornare in vita, troverebbero obsolete e sorpassate” recitava il grande saggio africano Amadou Hampaté Bâ.

Le mutilazioni genitali femminili (MGF), sono pratiche tradizionali che vengono eseguite, per motivi non terapeutici, in 28 paesi dell'Africa sub-sahariana, in alcuni paesi del Medio Oriente, dell’Asia e tra alcuni gruppi etnici di Centro e Sud America. Ne è documentata la presenza anche nei paesi della Ue e negli Usa tra le comunità di immigrati.
Tali pratiche ledono fortemente la salute psichica e fisica di bambine e donne che ne sono sottoposte. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che siano già state sottoposte alla pratica 100-140 milioni di donne nel mondo, e che 3 milioni di bambine siano a rischio ogni anno.
L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha classificato le mutilazioni in 4 tipi differenti, a seconda della gravità degli effetti:
1. Circoncisione (o infibulazione al-sunna): è l'asportazione della punta del clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche;
2. Escissione al-wasat: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra;
3. Infibulazione (o circoncisione faraonica o sudanese): asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale;
4. Il quarto gruppo comprende una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili.
Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione: per esempio nel sud della Nigeria si praticano sulle neonate, in Uganda sulle adolescenti, in Somalia sulle bambine.
Source: http://it.wikipedia.org/wiki/Mutilazioni_genitali_femminili, http://www.endfgm.eu/

Si fa con un coltello speciale, in alcuni Paesi con piccole seghe, lamette o pezzi di vetro. A tagliare nella maggioranza dei casi è personale non medico.
Source: http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=1692

Strumento per la pratica di mutilazione genitale femminile (http://femminicidio.blogspot.com)

Bambina sofferente durante la pratica della circoncisione (http://www.partitodemocratico.it)

"E' un'usanza africana, non musulmana, diffusa anche in uno stato cristiano, come l'Etiopia" spiega Marica Livio, ginecologa del Naga, un'associazione volontaria di assistenza per gli stranieri, "serve a garantire la verginità e, dopo il matrimonio, a garantire la fedeltà della moglie.
Molti governi, come il Kenya, l'hanno vietata, ma per la cultura africana è un rito importante: pochi, anche tra gli emigrati in Europa, ci rinunciano."
Source: http://www.unimondo.org/aidos/1998/1_009.html
 
Non aver subito la mutilazione genitale significa isolamento sociale: i Bambara, una delle etnie del Mali, chiamano "bikaloro" le bambine o donne non infibulate e questo è un gravissimo insulto, che vuol dire esseri privi di ogni maturità. Le donne non escisse, non sono vere donne, non hanno amici, non hanno diritto a farsi corteggiare, a sposarsi.
Source: INFIBULAZIONE, articolo della Dr.ssa Giuliana Proietti su http://www.psicolinea.it/

There is a belief that female genitalia are unsightly and dirty. In some FGM-practicing societies, unmutilated women are regarded as unclean and are not allowed to handle food and water. [...] FGM is often deemed necessary in order for a girl to be considered a complete woman, and the practice marks the divergence of the sexes in terms of their future roles in life and marriage.
The removal of the clitoris and labia - viewed by some as the “male parts” of a woman’s body - is thought to enhance the girl’s femininity, often synonymous with docility and obedience.
It is possible that the trauma of mutilation may have this effect on a girl’s personality. If mutilation is part of an initiation rite, then it is accompanied by explicit teaching about the woman’s role in her society.
Source: http://www.endfgm.eu/ 
 
Nonostante questa pratica sia spesso attribuita ai dettami della fede musulmana o cristiana, le MGF precedono storicamente l’avvento di queste religioni e non possono quindi trovare giustificazione in esse.
Secondo alcune ipotesi, l’escissione risale all’antico Egitto, ma la si ritrova anche a Roma, dove era praticata sulle schiave e appare legata ad aspetti patrimoniali del corpo femminile.
Sempre a Roma troviamo l’infibulazione - un termine d’origine latina - che inizialmente designava un’operazione esclusivamente maschile: si trattava di una specie di spilla - fibula - che veniva applicata ai giovani per impedire loro di avere rapporti sessuali.
Ma il centro della diffusione dell’infibulazione femminile sembra che sia stato l’Egitto faraonico, come attesterebbe la denominazione di “circoncisione faraonica”.
Comunque ad oggi l’origine delle mutilazioni dei genitali femminili sembra destinata a restare indeterminata. L’unica cosa certa è che non è stato l’Islam a introdurre in Africa le mutilazioni dei genitali femminili che erano già presenti in loco assai prima della sua diffusione.
Si tratta infatti di usanze indigene profondamente radicate nelle società locali e preesistenti alla penetrazione dell’Islam nell’Africa Sub-sahariana e centro-orientale.
[...] Il profondo radicamento delle MGF è dovuto a una complessa costellazione di fattori che pur variando da un’etnia all’altra presentano alcuni tratti comuni. Si tratta del ruolo fondamentale che tale tipo di pratiche tradizionali ha nella costruzione dell’identità di genere e nella formazione dell’appartenenza etnica, oltre che nella definizione dei rapporti tra i sessi e le generazioni.
Per pratiche tradizionali si intende quegli atti abituali, di uso comune, che sono stati trasmessi dalla generazione passata e che con molta probabilità saranno passati a quella successiva.
Le mutilazioni dei genitali femminili sono però un tipo particolare di pratiche tradizionali. Con esse siamo infatti nell’ambito dei riti di passaggio, ovvero di quelle pratiche cerimoniali che guidano, controllano e regolamentano i mutamenti di status, di ruolo o di età delle persone e così facendo scandiscono le varie fasi del ciclo di vita trasformandole in un percorso ordinato e dotato di senso.
In particolare le mutilazioni dei genitali femminili sono una componente fondamentale dei riti di iniziazione attraverso cui nelle società tradizionali si diventa “donna”. Donna infatti non si nasce, a questo provvedono i riti che trasformano l’appartenenza sessuale legata al sesso biologico in una “essenza sociale”.
[...] Le mutilazioni dei genitali femminili sono anche la porta di accesso alla propria comunità, sono un rituale di ingresso come lo è ad esempio il battesimo per i cattolici, e come tali costituiscono un punto di non ritorno, che separa chi è dentro da chi sta fuori.
[...] Il contesto che conferisce senso alla pratica culturale delle mutilazioni dei genitali femminili è un sistema complesso di strategie matrimoniali, fondate sul prezzo della sposa, a cui si accompagnano una serie di tratti secondari che variano da un’etnia all’altra. Per prezzo della sposa si intende il compenso che la famiglia del futuro marito versa alla famiglia della futura moglie in cambio non di una donna qualsiasi, ma di una donna illibata, intatta, vergine possibilmente chiusa oppure escissa a dovere in modo da scoraggiarne desideri e rapporti prematrimoniali [...] in altre parole le mutilazioni dei genitali femminili sono una componente fondamentale del matrimonio in Africa, poiché contribuiscono a regolare la gestione delle risorse e la rete complessa degli scambi e delle relazioni sociali.
Tenere presente questo complesso sistema economico-simbolico significa smettere di guardare alle mutilazioni dei genitali femminili come a una pratica culturale decontestualizzata, a una stravaganza esotica in grado solo di rimandarci alla categoria dei “fenomeni culturali”, facendo il gioco di quanti cercano di dare sostanza alle differenze culturali per poi poterne fare oggetto di discriminazione.
[...] Occorre ricordare infatti che, se nel passato tali pratiche hanno trovato un loro posto nelle cosmogonie protese alla codificazione dei ruoli tradizionali dei due sessi per contribuire “all'ordine mitico” del mondo, le pratiche dell'ablazione di tutto o parte degli organi genitali femminili esterni non sono prescritte da alcuna religione.
Tali pratiche entrano oggi in totale contraddizione con i principi universalmente riconosciuti del rispetto dell’integrità fisica e morale della persona e di uguaglianza nella dignità e nei diritti dei due sessi, e costituiscono un’inaccettabile violenza contro le donne.
Oltre ai danni psicologici che generano, esse provocano numerosi drammi sanitari e concorrono al permanere di un’alta mortalità femminile nei paesi nei quali esse sono praticate in modo massiccio.
Source: STOP FGM! campagna 2004-2006, pubblicazione a cura di Non c’è Pace Senza Giustizia

Three young women in Nimba County, Liberia, on their way to participate in the Sande School – a bush initiation ceremony that ends with female genital mutilation (http://www.flickr.com)

Young african girls being prepared for circumcision (http://www.newstimeafrica.com)

L’intervento dell’infibulazione non avviene una sola volta nella vita: molte donne vengono defibulate e poi reinfibulate in occasione di ogni parto. E sappiamo quante volte una donna in certi Paesi sia costretta a partorire. Le complicanze più gravi sono soprattutto di carattere fisico: morte, emorragie, infezioni, ma anche le conseguenze psicologiche non sono meno gravi.
Del resto, quando una bambina sente che chi la dovrebbe proteggere, cioè la madre i genitori, sono i primi a far si che lei subisca questo dolore, questa violenza, la reazione psicologica non può che essere quella di un implicito patto perverso con i suoi aggressori, una sua identificazione con loro, per avere conferma del proprio valore ai loro occhi. E’ così che una donna mutilata diventa a sua volta la mutilatrice della propria figlia, perché in questo atto trova le ragioni della propria storia.
[...] Le donne devono comprendere l’assurdità di questa mutilazione e va assolutamente impedito che esse da vittime continuino a trasformarsi in carnefici.
Source: INFIBULAZIONE, articolo della Dr.ssa Giuliana Proietti su http://www.psicolinea.it/

"The pain inflicted by FGM does not stop with the initial procedure, but often continues as ongoing torture throughout a woman’s life" Manfred Nowak, UN Special Rapporteur on Torture

Though no religious scripts prescribe the practice, practitioners often believe the practice has religious support. Religious leaders take varying positions with regard to FGM: some promote it, some consider it irrelevant to religion, and others contribute to its elimination.
[...] Local structures of power and authority, such as community leaders, religious leaders, circumcisers, and even some medical personnel can contribute to upholding the practice. [...] In some societies, recent adoption of the practice is linked to copying the traditions of neighbouring groups. Sometimes it has started as part of a wider religious or traditional revival movement. In some societies, FGM is being practised by new groups when they move into areas where the local population practice FGM.

Female genital mutilation has no known health benefits. On the contrary, it is known to be harmful to girls and women in many ways.
First and foremost, it is painful and traumatic. It involves removing and damaging healthy and normal female genital tissue, and interferes with the natural functions of girls' and women's bodies.
Immediate complications can include severe pain, shock, haemorrhage (bleeding), tetanus or sepsis (bacterial infection), urine retention, open sores in the genital region and injury to nearby genital tissue.
Long-term consequences can include: recurrent bladder and urinary tract infections, cysts, infertility, the need for later surgeries (for example, the FGM procedure that seals or narrows a vaginal opening is surgically changed to allow for sexual intercourse and childbirth, and sometimes stitched close again afterwards) and an increased risk of childbirth complications and newborn deaths (for example, babies born to women who have undergone female genital mutilation suffer a higher rate of neonatal death compared with babies born to women who have not undergone the procedure).
Source: Eliminating FemaleGenitalMutilation, pubblicazione a cura di WHO (World Health Organization), http://www.who.int/reproductivehealth/publications/fgm/9789241596442/en/index.html


Northern iraq, Sheelan Anwar Omer, 7 years old, continues to cry after a female circumcision was preformed on her (photo reportage by Andrea Bruce for The Washington Post titled Sheelan's Circumcision)

L’età delle donne sottoposte a MGF varia dai 15 ai 49 anni (campione documentato), ma la pratica è diffusa anche per bambine al di sotto dei 9 anni.
“In Egypt 90% of girls who had undergone FGM were between 5-14 years of age when subjected to the procedure, 50% of those in Ethiopia, Mali and Mauritania were under 5 years of age, and 76% of those in the Yemen were not more than 2 weeks old.”
Source: Progress in Sexual and Reproductive Health Research, No. 72, WHO (World Health Organization), 2006
 
Among mothers who undergo FGM, 1-2 per cent of babies die as a result (per 100 deliveries).
Source: Amnesty International, WHO (World Health Organization)

“si tratta di pratiche sociali e culturali pericolose che influenzano il benessere, la dignità, la normale crescita e il normale sviluppo del bambino”
Source: Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo, 1990, art. 5 
 
As a manifestation of gender inequality, FGM/C is multidimensional and affects the physical and mental health of girls and women in many ways. It affects girls’ schooling and limits their capacity to reach their potential.
It can increase the risk of becoming infected with HIV.
[...] Accordingly, ending all forms of FGM/C is crucial to the success of the Millennium Development Goals, especially those related to gender equality, universal primary education, maternal health, child mortality and HIV/AIDS. Fundamentally the practice is a violation of human rights, and more specifically of child rights, and needs to be dealt with in ways that address its underlying causes.
Source: Platform for Action: Towards the Abandonment of Female Genital Mutilation/Cutting (FGM/C), The Donors Working Group on Female Genital Mutilation/Cutting 
 
FGM is recognized internationally as a violation of the human rights of girls and women. It reflects deep-rooted inequality between the sexes, and constitutes an extreme form of discrimination against women. It is nearly always carried out on minors and is a violation of the rights of children.
The practice also violates a person's rights to health, security and physical integrity, the right to be free from torture and cruel, inhuman or degrading treatment, and the right to life when the procedure results in death.
Source: Amnesty International, WHO (World Health Organization),

Tra le innumerevoli Convenzioni internazionali per la protezione delle donne dalle mutilazioni genitali femminili, la Dichiarazione di Ougadougou chiede “l’adozione di leggi nazionali che condannino le mutilazioni dei genitali femminili, e la creazione di servizi speciali per il controllo dei flussi migratori dei circoncisori.”
Anche la prima Conferenza Ministeriale sui Diritti Umani dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OAU), tenutasi nell’aprile del 1999 alle isole Mauritius, ha esortato gli Stati africani ad adoperarsi per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne e per l’abolizione delle pratiche culturali disumane e degradanti per le donne e per le bambine e i bambini.
Source: Convenzioni internazionali per la protezione delle donne dalle mutilazioni genitali femminili, Progetto Aurora: MGF, io no

Women listen to an educational talk regarding the dangers
of female circumcision in Mali (Photo Alfredo Caliz)

Educational group against female genital mutilation (http://www.fgmnetwork.org)

[...] Questo problema, che ci appare così lontano, appartenente ad altri mondi ed ad altre culture, ci è invece molto vicino: in Italia infatti vivono oggi tra noi 28.000 donne mutilate, fra cui 5.000 hanno subito questo intervento in Italia.
Source: INFIBULAZIONE, articolo della Dr.ssa Giuliana Proietti su http://www.psicolinea.it/

Ciò che suscita maggiore stupore è la scoperta che questa pratica millenaria viene esercitata anche su bambine nate nei paesi occidentali e cittadine di questi paesi. Una pratica tradizionale quindi più forte della civiltà e del diritto dell'Occidente che continua ad essere perpetrata soprattutto per volere delle donne alle quali è delegato il ruolo di conservatrici del patrimonio culturale tradizionale e in cui l'atteggiamento di rinuncia, sottomissione, inferiorità e passività coincide con il controllo sociale del comportamento femminile.
[...] I Comitati nazionali sono organizzazioni non governative, ma per poter operare hanno bisogno del supporto governativo, perché è essenziale associare nelle campagne di formazione/informazione i ministeri della Sanità, dell'Istruzione, dell'Informazione, degli Affari religiosi.
Contemporaneamente alla formazione di formatori che inseriscano la tematica in tutti i progetti e programmi di sviluppo in corso nel paese, si procede all'elaborazione di materiale da utilizzare nei media moderni (giornali, radio e TV) e nelle forme di comunicazione più tradizionali (poesia, canzoni, teatro).
Ai Comitati nazionali vengono inoltre dati i mezzi tecnici e finanziari per condurre le campagne di formazione e informazione. Ma Aidos non interviene nei contenuti dei pacchetti formativi, né nella scelta dei messaggi da dare che sono elaborati completamente dagli esperti del paese interessato.
Nessuna di noi si è mai illusa che una pratica millenaria come quella delle Fgm possa essere sradicata in pochi anni. Sono necessari volontà politica e mezzi adeguati.
Negli ultimi anni però i progressi sono stati enormi.

16 giugno 2010

ABOUT

Questo blog è il mio diario di tesi, il racconto di un progetto, il "luogo-incubatrice" in cui tale progetto, dopo aver preso vita, comincerà il suo sviluppo.

Tema del progetto è la lacerante piaga delle Mutilazioni Genitali Femminili (MGF), una pratica culturale disumana e degradante per donne e bambine.
Fine ultimo è la realizzazione di una rete di condivisione attorno al problema: creare una coscienza riguardo ad un'esplicita quanto ignorata violazione dei diritti umani, in totale contraddizione con i principi universalmente riconosciuti del rispetto dell'integrità fisica e morale della persona e di uguaglianza nella dignità e nei diritti dei due sessi, che costituisce inoltre un'inaccettabile violenza contro le donne; tentare di aggiungere un nuovo tassello ad una, più che mai necessaria, opera di sensibilizzazione di massa.

Sebbene ci sembri una pratica lontana anni luce dalla nostra realtà, è dimostrato come sia presente anche in Italia (secondo Souad Sbai - deputata e presidente delle donne marocchine in Italia - in Italia sono 600 le bimbe immigrate a rischio mutilazione genitale, nonostante il fenomeno sia in calo poiché l'integrazione porta all'abolizione della pratica), e come sia altresì difficile proteggere le donne da questo "supplizio culturale".
Sebbene nei paesi in cui questa usanza è più radicata, il dibattito pubblico sia aperto e molto forte, e numerose donne si mobilitino quotidianamente per combattere questa piaga, è estremamente difficile dare sostegno alle donne che vogliono abbandonarla, non sottoponendovi le proprie figlie, poiché non c'è accettazione sociale, e queste donne finiscono con il venire espulse dalla loro comunità.
Sebbene molte donne tentino di sfuggire a tale realtà emigrando in Occidente, o ne siano costrette, nessun paese Europeo ha riconosciuto le mutilazioni genitali femminili come motivazione di asilo politico: inutile quindi emigrare in cerca di diritti umani.

Tutto ciò rende questo tema un'emergenza a tutti gli effetti, che non può essere ignorata poiché "la violazione dei diritti delle donne non può essere giustificata in nome del relativismo culturale" (commissario Ue, Benita Ferrero-Waldner).

Occorre quindi muoversi con una serie di azioni che non abbiano solo carattere proibitivo-punitivo, ma anche di informazione, per sdradicare tradizioni patriarcali, violente e oppressive alla radice.
Occorre dire basta ad ogni forma di discriminazione e violenza posta in essere contro la donna "in quanto donna", e rendere libera ogni donna di scegliere di essere sè stessa, e non quello che l'uomo o la società vorrebbero che fosse.
Occorre comunicare per dare voce a chi non la ha.

E' questo dunque il tema che intendo trattare, e come mezzo ho scelto il gioiello, erroneamente definito come "ciò che è prodotto con i migliori materiali preziosi o semipreziosi, che si è deciso di utilizzare, con le migliori mano d'opere possibili e che ha un contenuto artistico".
Ciò porta inevitabilmente alla banalizzazione di un vasto mondo, che racconta di civiltà antiche, parla dell'uomo, dei suoi sentimenti, rievocando luoghi, volti, passioni.
I Gioielli parlano di noi dal passato e nel futuro; con l'incanto, lo stupore, la gioia, dimostrano la nostra forza vitale, il nostro amore al di là del loro valore e della loro capacità di adornare.

Allontanandosi dunque dalla definizione canonica di gioiello, se ne ampliano le caratteristiche. Alla stregua delle opere d'arte, è un elemento denso di significati, la cui comunicazione non verbale ne intensifica il messaggio, poichè richiede l'interpretazione dello stesso.
Può avere quindi una forte funzione simbolica, che porta ad avere con esso un reale rapporto personale/emozionale.
Diviene il complesso delle molteplici scritture interne ed esterne ad esso, situandosi nell'intersezione tra funzione-estetica e funzione-linguaggio/messaggio.

Questi sono i miei "input": spero mi aiuterete a rendere questo blog terreno fecondo.
Chiara